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Un'altra volta a Sanremo, un comico che decide di rinunciare alla grande cena. Andrea Pucci, l'uomo dei sorrisi, ma anche un bersaglio delle critiche della sinistra. "Gli insulti, le minacce, gli epiteti e quant'altro ancora, ricevuti da me e dalla mia famiglia in questi giorni sono incomprensibili ed inaccettabili!" dice, parlando di "onda mediatica negativa" che altera il patto fondamentale con il pubblico.
Il premier Giorgia Meloni è stata solidale con lui. "È una spaventosa deriva illiberale della sinistra", ha detto. E' una scelta importante, perché "un artista debba sentirsi costretto a rinunciare a fare il suo lavoro a causa del clima di intimidazione e di odio che si è creato attorno a lui".
Ma non tutti sono stati solidi con Pucci. I parlamentari M5S hanno tuonato: "Meloni più comica di Pucci". E' un messaggio forte, perché insegna che la politica non deve essere messa in discussione e che gli artisti devono essere messi al bocca al lupo.
La Rai ha anche espresso solidarietà con il comico. "Comprendiamo la sua decisione maturata nell'ambito di una valutazione responsabile", dice. E poi: "Questa forma di censura nei confronti di un artista attraverso la diffusione di odio e pregiudizio dovrebbe preoccupare chiunque lavora nel mondo dello spettacolo".
Ecco, dunque, l'altra storia di Sanremo. Un comico che decide di rinunciare alla grande cena per via delle critiche della sinistra. Una scelta importante, perché mostra che gli artisti devono essere protetti e solidarizzati.
Ma c'è qualcosa strana in questa storia. Pucci parla di un clima di intimidazione e di odio, ma non dice cosa sia stato. E Meloni dice che c'è una deriva illiberale della sinistra, ma non spiega bene cosa significhi. Forse è solo un caso, forse è qualcosa più.
Comunque, Pucci ha deciso di fare un passo indietro e di ringraziare Carlo Conti e la Rai. "Nel 2026 il termine fascista non dovrebbe esistere più", dice. E poi: "Omofobia e razzismo sono termini che evidenziano odio del genere umano e io non ho mai odiato nessuno".
Ecco, dunque, la storia di Pucci a Sanremo. Una storia di comicità, di satira, ma anche di critiche e di polemiche. Una storia che mostra come gli artisti siano sempre bersagli della politica e del potere.
Ma il più importante è questo: Pucci ha deciso di fare un passo indietro per via delle critiche della sinistra. E noi dobbiamo pensare se è stato vero quel clima di intimidazione e di odio che lo ha spinto a rinunciare alla grande cena.
Il premier Giorgia Meloni è stata solidale con lui. "È una spaventosa deriva illiberale della sinistra", ha detto. E' una scelta importante, perché "un artista debba sentirsi costretto a rinunciare a fare il suo lavoro a causa del clima di intimidazione e di odio che si è creato attorno a lui".
Ma non tutti sono stati solidi con Pucci. I parlamentari M5S hanno tuonato: "Meloni più comica di Pucci". E' un messaggio forte, perché insegna che la politica non deve essere messa in discussione e che gli artisti devono essere messi al bocca al lupo.
La Rai ha anche espresso solidarietà con il comico. "Comprendiamo la sua decisione maturata nell'ambito di una valutazione responsabile", dice. E poi: "Questa forma di censura nei confronti di un artista attraverso la diffusione di odio e pregiudizio dovrebbe preoccupare chiunque lavora nel mondo dello spettacolo".
Ecco, dunque, l'altra storia di Sanremo. Un comico che decide di rinunciare alla grande cena per via delle critiche della sinistra. Una scelta importante, perché mostra che gli artisti devono essere protetti e solidarizzati.
Ma c'è qualcosa strana in questa storia. Pucci parla di un clima di intimidazione e di odio, ma non dice cosa sia stato. E Meloni dice che c'è una deriva illiberale della sinistra, ma non spiega bene cosa significhi. Forse è solo un caso, forse è qualcosa più.
Comunque, Pucci ha deciso di fare un passo indietro e di ringraziare Carlo Conti e la Rai. "Nel 2026 il termine fascista non dovrebbe esistere più", dice. E poi: "Omofobia e razzismo sono termini che evidenziano odio del genere umano e io non ho mai odiato nessuno".
Ecco, dunque, la storia di Pucci a Sanremo. Una storia di comicità, di satira, ma anche di critiche e di polemiche. Una storia che mostra come gli artisti siano sempre bersagli della politica e del potere.
Ma il più importante è questo: Pucci ha deciso di fare un passo indietro per via delle critiche della sinistra. E noi dobbiamo pensare se è stato vero quel clima di intimidazione e di odio che lo ha spinto a rinunciare alla grande cena.