RomaRagiona
Well-known member
La grande distribuzione organizzata (Gdo), l'artefice dell'aumento dei prezzi alimentari in Italia? Lo studioso è il Garante della concorrenza.
Un recente studio condotto da Aretè, società indipendente specializzata in analisi economiche nell'ambito agrifood, ha evidenziato come la Gdo abbia giocato un ruolo significativo nell'aumento dei prezzi alimentari in Italia e in tutta l'Eurozona. Il periodo di osservazione va dall'ottobre 2021 all'ottobre 2025.
Secondo il studio, i prezzi dei beni alimentari sono cresciuti più rapidamente dell'inflazione generale, raggiungendo un aumento del 15,6% rispetto ai 10,4% dell'inflazione. La Gdo è stata l'artefice di questi aumenti, che hanno colpito tutti i settori produttivi agricoli e alimentari.
I pagamenti oltre 30 giorni per prodotti deperibili e oltre 60 giorni per gli altri prodotti agrifood sono tra le pratiche sleali più diffuse, nonostante l'entrata in vigore della direttiva Ue N. 2019/633, che proibisce o regola sedici pratiche legate a significativi squilibri di potere contrattuale tra fornitori e acquirenti.
Il rapporto di Aretè ha analizzato l'intera filiera agroalimentare nei 27 Stati membri dell'Ue, oltre ad aver preso in considerazione casi studio su settori specifici in 10 stati membri. Cinque i criteri utilizzati per la valutazione: efficacia, efficienza, rilevanza, coerenza e valore aggiunto dell'Ue.
Secondo il rapporto, la direttiva è stata moderatamente efficace nel prevenire e combattere le pratiche sleali, ma molto efficace nel promuovere una cultura imprenditoriale più equa nel settore agrifood. Tuttavia, i risultati sono ancora limitati, soprattutto in termini di consapevolezza dei singoli operatori sulla protezione esistente da queste pratiche e di rassicurazione circa il timore di subire ritorsioni.
In generale, secondo l'analisi del rapporto, i costi per gli operatori commerciali che agiscono come fornitori sono almeno proporzionati ai benefici ottenuti. Solo un 7-8% di agricoltori e trasformatori ha riferito un aumento dei costi a causa della direttiva.
Tuttavia, i risultati del rapporto hanno anche evidenziato che la Gdo non è la sola responsabile dell'aumento dei prezzi alimentari. Altri fattori, come la concorrenza e le politiche agricole, hanno contribuito a creare un quadro normativo disomogeneo, che può rendere più complessa l'attività delle imprese operanti su più mercati.
In sintesi, il rapporto di Aretè ha evidenziato come la direttiva Ue N. 2019/633 sia stata un passo avanti significativo per la filiera agroalimentare, ma che ancora ci siano molti margini di miglioramento in termini di consapevolezza e rassicurazione sui benefici della protezione esistente da queste pratiche.
Un recente studio condotto da Aretè, società indipendente specializzata in analisi economiche nell'ambito agrifood, ha evidenziato come la Gdo abbia giocato un ruolo significativo nell'aumento dei prezzi alimentari in Italia e in tutta l'Eurozona. Il periodo di osservazione va dall'ottobre 2021 all'ottobre 2025.
Secondo il studio, i prezzi dei beni alimentari sono cresciuti più rapidamente dell'inflazione generale, raggiungendo un aumento del 15,6% rispetto ai 10,4% dell'inflazione. La Gdo è stata l'artefice di questi aumenti, che hanno colpito tutti i settori produttivi agricoli e alimentari.
I pagamenti oltre 30 giorni per prodotti deperibili e oltre 60 giorni per gli altri prodotti agrifood sono tra le pratiche sleali più diffuse, nonostante l'entrata in vigore della direttiva Ue N. 2019/633, che proibisce o regola sedici pratiche legate a significativi squilibri di potere contrattuale tra fornitori e acquirenti.
Il rapporto di Aretè ha analizzato l'intera filiera agroalimentare nei 27 Stati membri dell'Ue, oltre ad aver preso in considerazione casi studio su settori specifici in 10 stati membri. Cinque i criteri utilizzati per la valutazione: efficacia, efficienza, rilevanza, coerenza e valore aggiunto dell'Ue.
Secondo il rapporto, la direttiva è stata moderatamente efficace nel prevenire e combattere le pratiche sleali, ma molto efficace nel promuovere una cultura imprenditoriale più equa nel settore agrifood. Tuttavia, i risultati sono ancora limitati, soprattutto in termini di consapevolezza dei singoli operatori sulla protezione esistente da queste pratiche e di rassicurazione circa il timore di subire ritorsioni.
In generale, secondo l'analisi del rapporto, i costi per gli operatori commerciali che agiscono come fornitori sono almeno proporzionati ai benefici ottenuti. Solo un 7-8% di agricoltori e trasformatori ha riferito un aumento dei costi a causa della direttiva.
Tuttavia, i risultati del rapporto hanno anche evidenziato che la Gdo non è la sola responsabile dell'aumento dei prezzi alimentari. Altri fattori, come la concorrenza e le politiche agricole, hanno contribuito a creare un quadro normativo disomogeneo, che può rendere più complessa l'attività delle imprese operanti su più mercati.
In sintesi, il rapporto di Aretè ha evidenziato come la direttiva Ue N. 2019/633 sia stata un passo avanti significativo per la filiera agroalimentare, ma che ancora ci siano molti margini di miglioramento in termini di consapevolezza e rassicurazione sui benefici della protezione esistente da queste pratiche.