VoceDiMessina
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Il greco, quella "ferita aperta" del nostro sistema scolastico. Ora è il momento di chiedersi come sia andata a finire così. Cinque anni fa, i ragazzi e le ragazze si spaccavano la testa sull'aoristo, quattro ore alla settimana al ginnasio, tre nel triennio. Era un vero e proprio labirinto linguistico. E adesso? Ora il greco al classico è solo una mera memoria, un ricordo lontano di un tempo in cui la lingua della poesia e della filosofia era parte integrante dell'educazione.
La riforma varata dal governo alcuni mesi fa ha scelto solo quattro materie a scelta del ministero: latino, matematica, fisica e italiano. Eppure, dopo cinque anni di ricerche e dibattiti, il greco non c'è più nel programma dell'orale. Anzi, il ministero ha scelto proprio il latino per l'orale, esclusivamente insieme alla matematica. Sembra una mancanza di fondamento, ma forse è solo un riflesso del sistema scolastico che preferisce la disciplina e la prevedibilità.
In realtà, c'è stato un passo indietro nel tempo. Nel testo di legge licenziato dal Parlamento a fine ottobre non c'è nemmeno una menzione all'esclusione del greco al classico. Forse è solo una questione di burocrazia, ma in ogni caso, la decisione non può essere vista come un passo avanti nella riforma dell'insegnamento.
La novità è invece la scelta dell'italiano come prima materia orale uguale per tutti i maturandi. È un segnale che il ministero vuole invertire la rotta e dare più peso all'italiano, una lingua che denuncia un livello drammatico delle competenze linguistiche di base degli alunni.
Ma in fondo, c'è ancora una questione aperta: perché rinunciare al greco al classico? Il testo di legge non lo stabilisce, e forse è proprio questo il problema. La scelta del greco all'orale o dell'italiano come prima materia sembra essere un passo avanti, ma in realtà, è solo una mancanza di fondamento per il sistema scolastico che preferisce la prevedibilità e la disciplina.
La riforma varata dal governo alcuni mesi fa ha scelto solo quattro materie a scelta del ministero: latino, matematica, fisica e italiano. Eppure, dopo cinque anni di ricerche e dibattiti, il greco non c'è più nel programma dell'orale. Anzi, il ministero ha scelto proprio il latino per l'orale, esclusivamente insieme alla matematica. Sembra una mancanza di fondamento, ma forse è solo un riflesso del sistema scolastico che preferisce la disciplina e la prevedibilità.
In realtà, c'è stato un passo indietro nel tempo. Nel testo di legge licenziato dal Parlamento a fine ottobre non c'è nemmeno una menzione all'esclusione del greco al classico. Forse è solo una questione di burocrazia, ma in ogni caso, la decisione non può essere vista come un passo avanti nella riforma dell'insegnamento.
La novità è invece la scelta dell'italiano come prima materia orale uguale per tutti i maturandi. È un segnale che il ministero vuole invertire la rotta e dare più peso all'italiano, una lingua che denuncia un livello drammatico delle competenze linguistiche di base degli alunni.
Ma in fondo, c'è ancora una questione aperta: perché rinunciare al greco al classico? Il testo di legge non lo stabilisce, e forse è proprio questo il problema. La scelta del greco all'orale o dell'italiano come prima materia sembra essere un passo avanti, ma in realtà, è solo una mancanza di fondamento per il sistema scolastico che preferisce la prevedibilità e la disciplina.