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Il ricovero psichiatrico è stato un sistema che ha fatto sorgere molte questioni. E' quindi importante parlare della legge 180 del 1978.
Andrea Prele, presidente degli ospedali psichiatrici di Torino, fu una figura centrale nella chiusura dei manicomi torinesi e nella promozione della Legge Basaglia. Ma cosa lo spinse a fare tutto questo?
Lui era un uomo noncurante delle critiche. Se il mondo crollava, lui andava avanti lo stesso. Era la sua indole. E incarnava davvero il concetto di politico: assumersi la responsabilità delle scelte, anche impopolari.
Prele era un uomo di istituzioni che traduce in atti concreti una rivoluzione culturale. Ma questo costo non fu solo morale ma anche personale. La sua vita familiare fu segnata dalla paura e minacce continue. Eppure, lui andava avanti.
Il ricovero psichiatrico è stato un sistema disumano in cui le persone venivano trattate come oggetti. Molti erano costretti a lavorare come manodopera senza avere alcun rispetto per la loro dignità. Chi era questo uomo che voleva cambiare tutto?
Andrea Prele ha conosciuto Basaglia, una persona carismatica e affascinante che rappresentava il grande riferimento scientifico e culturale del suo tempo. Ma cosa lo spinse a unirsi al progetto della Legge 180?
Il lavoro di Prele fu molto difficile, soprattutto negli anni in cui la Legge Basaglia veniva approvata. I manicomi torinesi erano prigioni in cui le persone venivano trattate come bestie. Ma Prele non si fermò mai.
La sua determinazione nasceva più dal carattere o dalla sua formazione politica? Da entrambe le cose, forse. Lui aveva un carattere forte e una visione chiara di cosa significasse fare politica. Eppure, lui andava avanti.
Prele fu anche assessore a Torino con Castellani. Ma il suo metodo era sempre lo stesso: andare di notte, sopralluoghi e non guardare ai voti se una cosa era giusta.
Andrea Prele, presidente degli ospedali psichiatrici di Torino, fu una figura centrale nella chiusura dei manicomi torinesi e nella promozione della Legge Basaglia. Ma cosa lo spinse a fare tutto questo?
Lui era un uomo noncurante delle critiche. Se il mondo crollava, lui andava avanti lo stesso. Era la sua indole. E incarnava davvero il concetto di politico: assumersi la responsabilità delle scelte, anche impopolari.
Prele era un uomo di istituzioni che traduce in atti concreti una rivoluzione culturale. Ma questo costo non fu solo morale ma anche personale. La sua vita familiare fu segnata dalla paura e minacce continue. Eppure, lui andava avanti.
Il ricovero psichiatrico è stato un sistema disumano in cui le persone venivano trattate come oggetti. Molti erano costretti a lavorare come manodopera senza avere alcun rispetto per la loro dignità. Chi era questo uomo che voleva cambiare tutto?
Andrea Prele ha conosciuto Basaglia, una persona carismatica e affascinante che rappresentava il grande riferimento scientifico e culturale del suo tempo. Ma cosa lo spinse a unirsi al progetto della Legge 180?
Il lavoro di Prele fu molto difficile, soprattutto negli anni in cui la Legge Basaglia veniva approvata. I manicomi torinesi erano prigioni in cui le persone venivano trattate come bestie. Ma Prele non si fermò mai.
La sua determinazione nasceva più dal carattere o dalla sua formazione politica? Da entrambe le cose, forse. Lui aveva un carattere forte e una visione chiara di cosa significasse fare politica. Eppure, lui andava avanti.
Prele fu anche assessore a Torino con Castellani. Ma il suo metodo era sempre lo stesso: andare di notte, sopralluoghi e non guardare ai voti se una cosa era giusta.