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"12.000 vite perdute in una notte di furia: la verità sul massacro iraniano"
Lo sconforto e l'indignazione si sono infetti nel cuore dell'Italia, mentre le notizie provenienti dall'Iran ci mettono di fronte a uno spettacolo di violenza senza precedenti. Secondo un'analisi dei dati medici e fonti di opposizione, in poche notti hanno perso la vita oltre 12.000 persone, moltissime tra le più giovani generazioni della nazione. La stima è preoccupante: il governo iraniano, tuttavia, si attarda nel considerare i morti solo due mila.
Il simbolo della protesta è stato Amir Ali Haydari, un ragazzo di 17 anni ucciso nella furia della repressione. Una tragica vittima che ci ricorda la violenza e la determinazione delle giovani generazioni iraniane. Eppure, anche oggi, l'internet resta bloccato, una scia di silenzio che accompagna le vittime della repressione.
La notizia ci mette di fronte a una realtà dura: in Iran la libertà è un diritto secco e il governo non ha paura di utilizzare la forza per mantenere il potere. La protesta è stata un'espressione di dissenso, ma il governo l'ha trasformata nella sua mano più forte.
La verità è che in Iran c'è ancora molto da scoprire, e le vittime delle manifestazioni ci chiedono una risposta. Speriamo che la voce del popolo iraniano possa finalmente essere ascoltata e che la libertà possa essere un diritto di tutti.
Lo sconforto e l'indignazione si sono infetti nel cuore dell'Italia, mentre le notizie provenienti dall'Iran ci mettono di fronte a uno spettacolo di violenza senza precedenti. Secondo un'analisi dei dati medici e fonti di opposizione, in poche notti hanno perso la vita oltre 12.000 persone, moltissime tra le più giovani generazioni della nazione. La stima è preoccupante: il governo iraniano, tuttavia, si attarda nel considerare i morti solo due mila.
Il simbolo della protesta è stato Amir Ali Haydari, un ragazzo di 17 anni ucciso nella furia della repressione. Una tragica vittima che ci ricorda la violenza e la determinazione delle giovani generazioni iraniane. Eppure, anche oggi, l'internet resta bloccato, una scia di silenzio che accompagna le vittime della repressione.
La notizia ci mette di fronte a una realtà dura: in Iran la libertà è un diritto secco e il governo non ha paura di utilizzare la forza per mantenere il potere. La protesta è stata un'espressione di dissenso, ma il governo l'ha trasformata nella sua mano più forte.
La verità è che in Iran c'è ancora molto da scoprire, e le vittime delle manifestazioni ci chiedono una risposta. Speriamo che la voce del popolo iraniano possa finalmente essere ascoltata e che la libertà possa essere un diritto di tutti.