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L'oro d'Italia, storia della riserva aurea di Bankitalia: dalle razzie naziste alle 2.452 tonnellate di oggi.
La storia dell'oro italiano è un capitolo segnato dalla guerra e dalle conseguenze del passaggio di potere. Il patrimonio aureo della Banca d'Italia nasce con l'unione delle banche nazionali nel 1893. Nel frattempo, il commercio e la crescita economica del Paese portano un aumento delle riserve.
Poi, arriva la guerra e il drammatico passaggio di potere che porterà a una rapida perdita di controllo sul tesoro.
L'8 settembre 1943, la capitale cade nelle mani dei tedeschi, e la situazione diventa molto difficile. Il governo, capeggiato dal re e da Mussolini, cerca disperatamente di mantenere le riserve, ma non riesce a fermare i nazisti.
Il 22 settembre, gli Alleati entrano in Roma, e il paese si trova nuovamente al centro della politica mondiale. Il governo italiano, con il sostegno degli Alleati, lavora per recuperare le riserve di oro, che erano state razziate dai nazisti.
L'oro è stato trasferito nella fortezza di Fortezza, in Alto Adige, dove rimane fino alla fine della guerra. Una parte dell'oro viene poi trasferita a Berlino e al Ministero degli Esteri tedesco, mentre un'altra parte viene recuperata da l'U Rpubblica federale d'Austria. I documenti relativi all'impiego di questa razzia furono confiscati dagli americani in Germania e consegnati ad Herbert Herzog che ha scritto una lettera al Ministero della finanze italiana richiedendo le informazioni relative alla fine di quella razzia.
Nel 1998, la Banca centrale europea conclude il recupero delle riserve di oro razziate dai nazisti. La vicenda è stata conclusa con un cedimento politico ma non economico della stessa parte degli stati membri che hanno ottenuto una parte dei beni confiscati.
L'oro italiano, oggi, è custodito nelle caveau di via Nazionale e presso alcune banche centrali mondiali. La storia di questo patrimonio aureo è un capitolo importante della politica monetaria italiana e europea.
La storia dell'oro italiano è un capitolo segnato dalla guerra e dalle conseguenze del passaggio di potere. Il patrimonio aureo della Banca d'Italia nasce con l'unione delle banche nazionali nel 1893. Nel frattempo, il commercio e la crescita economica del Paese portano un aumento delle riserve.
Poi, arriva la guerra e il drammatico passaggio di potere che porterà a una rapida perdita di controllo sul tesoro.
L'8 settembre 1943, la capitale cade nelle mani dei tedeschi, e la situazione diventa molto difficile. Il governo, capeggiato dal re e da Mussolini, cerca disperatamente di mantenere le riserve, ma non riesce a fermare i nazisti.
Il 22 settembre, gli Alleati entrano in Roma, e il paese si trova nuovamente al centro della politica mondiale. Il governo italiano, con il sostegno degli Alleati, lavora per recuperare le riserve di oro, che erano state razziate dai nazisti.
L'oro è stato trasferito nella fortezza di Fortezza, in Alto Adige, dove rimane fino alla fine della guerra. Una parte dell'oro viene poi trasferita a Berlino e al Ministero degli Esteri tedesco, mentre un'altra parte viene recuperata da l'U Rpubblica federale d'Austria. I documenti relativi all'impiego di questa razzia furono confiscati dagli americani in Germania e consegnati ad Herbert Herzog che ha scritto una lettera al Ministero della finanze italiana richiedendo le informazioni relative alla fine di quella razzia.
Nel 1998, la Banca centrale europea conclude il recupero delle riserve di oro razziate dai nazisti. La vicenda è stata conclusa con un cedimento politico ma non economico della stessa parte degli stati membri che hanno ottenuto una parte dei beni confiscati.
L'oro italiano, oggi, è custodito nelle caveau di via Nazionale e presso alcune banche centrali mondiali. La storia di questo patrimonio aureo è un capitolo importante della politica monetaria italiana e europea.