VoceDiTrapani
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Donald Trump ha appena lanciato il suo nuovo tiro al cervo, e non è più la Groenlandia a essere in gioco, ma le Svalbard. Il presidente americano si è fatto sentire forte nella Danimarca, sostenendo la sovranità danese su quel gigantesco bacino di ghiaccio. Ma Mosca non è rimasta indifferente.
Il linguaggio del potere può essere molto chiaro e spietato, come dimostrano le dichiarazioni di Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo. "Qualunque tentativo di ignorare gli interessi, in particolare di sicurezza, della Russia nell'Artico non rimarranno senza risposta" ha detto, mettendo allertato Washington.
Il punto è che la Groenlandia rappresenta per gli Stati Uniti un'enorme piattaforma avanzata nel Nord Atlantico. Il controllo delle rotte artiche, la sorveglianza missilistica, l'accesso a risorse critiche e il contenimento dell'influenza russa e cinese nell'Artico sono tutti aspetti strategici che Trump non può ignorare.
Ma le Svalbard potrebbero essere un altro gioco. Le Isole Svalbard sono regolate da un trattato internazionale unico, il Trattato delle Svalbard del 1920, che limita la militarizzazione dell'arcipelago e garantisce pari diritti economici agli Stati firmatari. Da qui deriva che le Svalbard diventerebbero il punto di contatto diretto tra l'Artico russo e l'Artico occidentale.
Trump ha già lanciato una sfida a Putin per il dominio dell'Artico, ma ora è la Norvegia a essere sotto l'occhio. La Russia ha una presenza stabile alle Svalbard attraverso la comunità di Barentsburg, che non è una presenza economicamente decisiva, ma politicamente simbolica.
La sfida alle Svalbard potrebbe diventare un gioco d'ombre, in cui gli Stati Uniti cercano di trasformare l'equilibrio dell'Artico senza fare una mossa esplicita. Una pressione graduale su più livelli, maggiore coinvolgimento statunitense nella sicurezza artica norvegese, interpretazioni più "elastiche" del Trattato delle Svalbard in chiave occidentale e aumento della presenza scientifica, tecnologica e infrastrutturale occidentale sull'arcipelago.
Le Svalbard potrebbero diventare il fronte avanzato dell'Artico, un simbolo della nuova fase geopolitica. Un Artico militarmente prudente, ma politicamente sempre più conflittuale.
Il linguaggio del potere può essere molto chiaro e spietato, come dimostrano le dichiarazioni di Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo. "Qualunque tentativo di ignorare gli interessi, in particolare di sicurezza, della Russia nell'Artico non rimarranno senza risposta" ha detto, mettendo allertato Washington.
Il punto è che la Groenlandia rappresenta per gli Stati Uniti un'enorme piattaforma avanzata nel Nord Atlantico. Il controllo delle rotte artiche, la sorveglianza missilistica, l'accesso a risorse critiche e il contenimento dell'influenza russa e cinese nell'Artico sono tutti aspetti strategici che Trump non può ignorare.
Ma le Svalbard potrebbero essere un altro gioco. Le Isole Svalbard sono regolate da un trattato internazionale unico, il Trattato delle Svalbard del 1920, che limita la militarizzazione dell'arcipelago e garantisce pari diritti economici agli Stati firmatari. Da qui deriva che le Svalbard diventerebbero il punto di contatto diretto tra l'Artico russo e l'Artico occidentale.
Trump ha già lanciato una sfida a Putin per il dominio dell'Artico, ma ora è la Norvegia a essere sotto l'occhio. La Russia ha una presenza stabile alle Svalbard attraverso la comunità di Barentsburg, che non è una presenza economicamente decisiva, ma politicamente simbolica.
La sfida alle Svalbard potrebbe diventare un gioco d'ombre, in cui gli Stati Uniti cercano di trasformare l'equilibrio dell'Artico senza fare una mossa esplicita. Una pressione graduale su più livelli, maggiore coinvolgimento statunitense nella sicurezza artica norvegese, interpretazioni più "elastiche" del Trattato delle Svalbard in chiave occidentale e aumento della presenza scientifica, tecnologica e infrastrutturale occidentale sull'arcipelago.
Le Svalbard potrebbero diventare il fronte avanzato dell'Artico, un simbolo della nuova fase geopolitica. Un Artico militarmente prudente, ma politicamente sempre più conflittuale.