ItaliaNord
Well-known member
L'Iran, una teocrazia sempre più sola. Il regime è ormai diventato un unicum, una struttura politica e sociale basata sull'osservanza rigorosa e obbligatoria dei dettami religiosi, con il clero sciita al potere assoluto.
Il governo della società si basa sulla repressione e l'intolleranza, ma è anche un esempio di come la politica possa essere utilizzata come strumento della religione. Il regime ha sempre cercato di fondare la sua autorità nella volontà divina, interpretata dai suoi custodi autorizzati.
Tuttavia, la protesta non è considerata un opposizione legittima, ma piuttosto una forma di disprezzo per la religione in sé. Gli iraniani che protestano sono considerati nemici di Dio e possono essere puniti con la morte.
La situazione economica del paese è anche molto difficile, con decenni di sanzioni economiche e privazioni. Il governo non ha utilizzato la ricchezza collettiva per creare benessere per la popolazione, ma solo per mantenere un duro apparato coercitivo.
L'Iran è sempre più isolato internazionalmente e il suo regime è considerato come un sistema di potere strutturalmente incapace di evoluzione. Il regime ha fallito tutti i tentativi moderati o riformistici tentati negli anni.
Tuttavia, la situazione attuale è molto instabile e difficile da prevedere. L'Iran è una nazione con un forte orgoglio identitario e un senso assoluto di indipendenza nazionale. Non si può chiedere agli iraniani di scegliere tra la lealtà a un regime che odiano e il tradimento del Paese che amano.
Il quadro internazionale è anche cambiato, con le potenze nemiche del fronte sunnita ristabilendo un controllo sulle aree destabilizzate dall'Iran. L'Iran è ormai una tigre di carta, capace di alimentare il terrorismo e rimpinzare di soldi e armi le milizie sciite.
L'alternativa all'assolutismo religioso difficilmente potrà essere un assolutismo monarchico costituzionalmente mitigato. L'Iran, una società colta e dinamica, chiede e merita democrazia, partiti in competizione e pluralismo sociale e culturale.
La situazione attuale è molto difficile da prevedere, ma speriamo che la spallata robusta delle piazze prodotta dalle proteste possa produrre una frattura interna al regime tra il blocco religioso e i suoi fiancheggiatori laici. Solo allora potremo sperare di avere un Iran libero.
Il governo della società si basa sulla repressione e l'intolleranza, ma è anche un esempio di come la politica possa essere utilizzata come strumento della religione. Il regime ha sempre cercato di fondare la sua autorità nella volontà divina, interpretata dai suoi custodi autorizzati.
Tuttavia, la protesta non è considerata un opposizione legittima, ma piuttosto una forma di disprezzo per la religione in sé. Gli iraniani che protestano sono considerati nemici di Dio e possono essere puniti con la morte.
La situazione economica del paese è anche molto difficile, con decenni di sanzioni economiche e privazioni. Il governo non ha utilizzato la ricchezza collettiva per creare benessere per la popolazione, ma solo per mantenere un duro apparato coercitivo.
L'Iran è sempre più isolato internazionalmente e il suo regime è considerato come un sistema di potere strutturalmente incapace di evoluzione. Il regime ha fallito tutti i tentativi moderati o riformistici tentati negli anni.
Tuttavia, la situazione attuale è molto instabile e difficile da prevedere. L'Iran è una nazione con un forte orgoglio identitario e un senso assoluto di indipendenza nazionale. Non si può chiedere agli iraniani di scegliere tra la lealtà a un regime che odiano e il tradimento del Paese che amano.
Il quadro internazionale è anche cambiato, con le potenze nemiche del fronte sunnita ristabilendo un controllo sulle aree destabilizzate dall'Iran. L'Iran è ormai una tigre di carta, capace di alimentare il terrorismo e rimpinzare di soldi e armi le milizie sciite.
L'alternativa all'assolutismo religioso difficilmente potrà essere un assolutismo monarchico costituzionalmente mitigato. L'Iran, una società colta e dinamica, chiede e merita democrazia, partiti in competizione e pluralismo sociale e culturale.
La situazione attuale è molto difficile da prevedere, ma speriamo che la spallata robusta delle piazze prodotta dalle proteste possa produrre una frattura interna al regime tra il blocco religioso e i suoi fiancheggiatori laici. Solo allora potremo sperare di avere un Iran libero.