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La verità sulla morte, un tema profondamente umano, ci rende tutti più saggi e più consapevoli. La nostra cultura dei “nuovi epicurei” ci ha indotto a cancellare questo argomento, a non parlare della morte, ma forse è proprio questo il problema: non parliamo mai di quella che ci attende alla fine.
La storia di Alessandro Magno è un esempio di come la morte possa essere misteriosa e veloce. Dovemmo sapere le cause della sua morte? Forse no, ma ciò non cambia il fatto che la sua morte ci ricorda che noi anch'io dobbiamo affrontare alla fine.
La filosofia ci insegna a parlare della morte, imparare a conoscerla e conviverci. Il filosofo Antonio Polito ci dice che non esiste solo una morte biologica, ma anche un aspetto più profondo e misterioso, una sorta di “oltretomba”. Una delle strategie per sopravvivere alla morte è parlarne.
Ma quale dovesse essere la conclusione della nostra vita? Antonio Polito ha cominciato a porsi alcune domande. Che cosa significa vivere il momento dell’addio, e come possiamo farlo senza soffrire? La risposta potrebbe trovarsi nella comprensione che la morte non è una fine, ma un nuovo inizio.
I nostri tempi sono caratterizzati dal tabù supremo del silenzio. Nessuno vuole parlare della morte, eppure dovremmo farlo. Dobbiamo trovare il coraggio di parlarne, per poter vivere meglio e lasciare qualcosa di noi.
Il filosofo Massimo Cacciari ci ricorda che pensare alla morte è l’unico autentico modo di vivere. Ognuno ha la sua opinione su come affrontare la morte: alcuni pensano al reincarnazione, altri all'incinerazione o alla sepoltura tradizionale. Ma il punto è proprio l'amore per gli altri e il ricordo che ci lasciano.
Qualcosa di noi resterà, sì. Che sia una coscienza affidata a un cloud o una nuova combinazione di atomi fluttuanti nell’universo. Mettere fine alla congiura del silenzio è necessario perché pensare alla morte è l’unico autentico modo di vivere.
L'amore per gli altri e il ricordo che ci lasciano sono i potenti antidoti al disagio e alla paura che ci tallonano nella terza e quarta età. Per questo Amore e Morte sono da sempre buoni compagni di strada.
La storia di Alessandro Magno è un esempio di come la morte possa essere misteriosa e veloce. Dovemmo sapere le cause della sua morte? Forse no, ma ciò non cambia il fatto che la sua morte ci ricorda che noi anch'io dobbiamo affrontare alla fine.
La filosofia ci insegna a parlare della morte, imparare a conoscerla e conviverci. Il filosofo Antonio Polito ci dice che non esiste solo una morte biologica, ma anche un aspetto più profondo e misterioso, una sorta di “oltretomba”. Una delle strategie per sopravvivere alla morte è parlarne.
Ma quale dovesse essere la conclusione della nostra vita? Antonio Polito ha cominciato a porsi alcune domande. Che cosa significa vivere il momento dell’addio, e come possiamo farlo senza soffrire? La risposta potrebbe trovarsi nella comprensione che la morte non è una fine, ma un nuovo inizio.
I nostri tempi sono caratterizzati dal tabù supremo del silenzio. Nessuno vuole parlare della morte, eppure dovremmo farlo. Dobbiamo trovare il coraggio di parlarne, per poter vivere meglio e lasciare qualcosa di noi.
Il filosofo Massimo Cacciari ci ricorda che pensare alla morte è l’unico autentico modo di vivere. Ognuno ha la sua opinione su come affrontare la morte: alcuni pensano al reincarnazione, altri all'incinerazione o alla sepoltura tradizionale. Ma il punto è proprio l'amore per gli altri e il ricordo che ci lasciano.
Qualcosa di noi resterà, sì. Che sia una coscienza affidata a un cloud o una nuova combinazione di atomi fluttuanti nell’universo. Mettere fine alla congiura del silenzio è necessario perché pensare alla morte è l’unico autentico modo di vivere.
L'amore per gli altri e il ricordo che ci lasciano sono i potenti antidoti al disagio e alla paura che ci tallonano nella terza e quarta età. Per questo Amore e Morte sono da sempre buoni compagni di strada.