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La regina Carlotta, figlia del principe Carlo Ludovico Federico di Meclemburgo-Strelitz e della principessa Elisabetta di Sassonia-Hildburghausen, è ricordata come la seconda consorte reale più longeva dopo il principe Filippo, marito della regina Elisabetta II. Ma chi era questa donna che ha sollevato tanto dibattito sul suo passato?
La sua storia inizia nel 1761, quando Carlotta sposò Giorgio III e rimase in carica per 57 anni e 70 giorni. La moglie del sovrano non poteva vantare un’ascendenza regale, ma gli occhi britannici si concentravano sulla sua grande intelligenza, sulla sua mente brillante, sul suo carattere vivace e curioso che affascinava chiunque la incontrasse.
La sua famiglia l'aveva aiutata a coltivare le sue doti, con un'ottima educazione che le permise di conoscere lingue straniere, materie umanistiche e scientifiche. In giovanissima sviluppò una passione per la botanica che avrebbe condiviso con Giorgio III e lo avrebbe portata a trasformare i Giardini di Kew in un centro di ricerca botanica.
La sua vita fu segnata anche da numerose amicizie, come quella con il compositore Johann Christian Bach. La regina Carlotta amava gli animali, compresi esotici come canguri e elefanti. Era una consumatrice di tabacco e aveva un nome legato a quello della regina Maria Antonietta di Francia.
Tuttavia, la sua ascesa al trono fu anche segnata da controversie. Alcuni studiosi sostengono che Carlotta sarebbe stata la prima sovrana britannica di colore. Il ritratto del 1762, realizzato dal pittore Allan Ramsay, è considerato la prova inconfutabile della sua ascendenza africana.
Ma ci sono problemi nella teoria? La distanza cronologica tra Carlotta e i reali moderni è tale che le ipotesi di origine africana sembrano diluite. Inoltre, non esistono documenti storici che confermino la sua ascendenza africana.
La regina Carlotta morì nel 1818, lasciando un'eredità complicata e controversa. La sua lotta per la libertà, unita alle sue presunte origini africane, la ha resa un simbolo della lotta per la giustizia soprattutto oggi. Ma gli autori di "Bridgerton" hanno fatto una scelta narrativa che privilegia l'ascendenza africana, riaccendendo il dibattito sulla sua figura.
In realtà, la serie è stata definita più volte come un prodotto storicamente inaccurato, soprattutto perché mostra una molteplicità etnica che non trova alcuna corrispondenza nella realtà storica dell'alta società del periodo descritto.
La sua storia inizia nel 1761, quando Carlotta sposò Giorgio III e rimase in carica per 57 anni e 70 giorni. La moglie del sovrano non poteva vantare un’ascendenza regale, ma gli occhi britannici si concentravano sulla sua grande intelligenza, sulla sua mente brillante, sul suo carattere vivace e curioso che affascinava chiunque la incontrasse.
La sua famiglia l'aveva aiutata a coltivare le sue doti, con un'ottima educazione che le permise di conoscere lingue straniere, materie umanistiche e scientifiche. In giovanissima sviluppò una passione per la botanica che avrebbe condiviso con Giorgio III e lo avrebbe portata a trasformare i Giardini di Kew in un centro di ricerca botanica.
La sua vita fu segnata anche da numerose amicizie, come quella con il compositore Johann Christian Bach. La regina Carlotta amava gli animali, compresi esotici come canguri e elefanti. Era una consumatrice di tabacco e aveva un nome legato a quello della regina Maria Antonietta di Francia.
Tuttavia, la sua ascesa al trono fu anche segnata da controversie. Alcuni studiosi sostengono che Carlotta sarebbe stata la prima sovrana britannica di colore. Il ritratto del 1762, realizzato dal pittore Allan Ramsay, è considerato la prova inconfutabile della sua ascendenza africana.
Ma ci sono problemi nella teoria? La distanza cronologica tra Carlotta e i reali moderni è tale che le ipotesi di origine africana sembrano diluite. Inoltre, non esistono documenti storici che confermino la sua ascendenza africana.
La regina Carlotta morì nel 1818, lasciando un'eredità complicata e controversa. La sua lotta per la libertà, unita alle sue presunte origini africane, la ha resa un simbolo della lotta per la giustizia soprattutto oggi. Ma gli autori di "Bridgerton" hanno fatto una scelta narrativa che privilegia l'ascendenza africana, riaccendendo il dibattito sulla sua figura.
In realtà, la serie è stata definita più volte come un prodotto storicamente inaccurato, soprattutto perché mostra una molteplicità etnica che non trova alcuna corrispondenza nella realtà storica dell'alta società del periodo descritto.