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Il sorriso di Paolo Graldi, il giornalista che ha lasciato un'impronta indelebile nel mondo del giornalismo italiano, è ancora fresco nella memoria dei colleghi e della stampa. La seconda edizione del Premio Graldi, assegnato in ricordo dell'ex direttore del Messaggero e del Mattino, ha avuto luogo ieri a Montecitorio con grande successo.
I premiati di questa edizione sono un elenco di giornalisti che lavorano con rigore e passione, come Paolo Graldi. Giuliano Foschini, Alessandro Barbera, Luigi Ferrarella, Francesco Bechis, Marta Meli, Alessandra Sardoni, Nicola Cerbino, sono solo alcuni dei nomi che hanno ricevuto il premio per la loro dedizione e competenza nel giornalismo.
Paolo Graldi era un uomo che lavorava con passione e divertimento, insegnando ai giovani senza mettersi il pennacchio da maestro. La sua esperienza fatta di rigore e sete di conoscenza è stata un modello per molti. «Graldi non si accontentava mai di ciò che gli veniva riferito», ha detto Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera.
Il Premio Graldi non serve a fare un monumento a un personaggio non monumentalizzabile, ma a far vivere la sua esperienza fatta di rigore e di sete di conoscenza. In un contesto in cui il giornalismo, con i social, l'infotainment, le fake news, è cambiato enormemente e cambierà ancora, questo premio serve a ricordare l'importanza della professionalità e dell'accettazione delle verità.
La cerimonia ha avuto luogo in una strapiena di giornalisti, amici e tanti che vedono in Graldi non una gloria del giornalismo del passato ma una traccia di futuro e un metodo. Quello in cui convivono accuratezza nel trattare le notizie, senso di responsabilità, visione a-ideologica su tutto e scanzonata, perfino bambinesca, felicità nel voler capire e raccontare.
La felicità la possiamo trovare in qualsiasi cosa. Ma dobbiamo saperla individuare, prenderla e trattenerla. Era una delle sue convinzioni. La applicava anche al giornalismo, che viveva come un tango tra lui e la realtà. Oggi direbbe a tutti quello che tutti ripetevano nella cerimonia: non dobbiamo avere paura del bombardamento delle notizie incontrollate né dell'intelligenza artificiale perché ci sono le armi culturali per vincere, basta saperle e volerle usare.
Il Premio Graldi è un omaggio alla comunità dei giornalisti che lavorano con passione e dedizione. Una comunità che si basa sul rispetto e sull'affetto, e sulla tranquilla indisponibilità ad assecondare l'indurimento dei rapporti collettivi e individuali.
In sintesi, il Premio Graldi è un omaggio a Paolo Graldi, ma anche a una generazione di giornalisti che lavorano con rigore e passione per raccontare storie importanti e coinvolgere le persone. Un premio che serve a ricordare l'importanza della professionalità e dell'accettazione delle verità nel mondo del giornalismo.
I premiati di questa edizione sono un elenco di giornalisti che lavorano con rigore e passione, come Paolo Graldi. Giuliano Foschini, Alessandro Barbera, Luigi Ferrarella, Francesco Bechis, Marta Meli, Alessandra Sardoni, Nicola Cerbino, sono solo alcuni dei nomi che hanno ricevuto il premio per la loro dedizione e competenza nel giornalismo.
Paolo Graldi era un uomo che lavorava con passione e divertimento, insegnando ai giovani senza mettersi il pennacchio da maestro. La sua esperienza fatta di rigore e sete di conoscenza è stata un modello per molti. «Graldi non si accontentava mai di ciò che gli veniva riferito», ha detto Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera.
Il Premio Graldi non serve a fare un monumento a un personaggio non monumentalizzabile, ma a far vivere la sua esperienza fatta di rigore e di sete di conoscenza. In un contesto in cui il giornalismo, con i social, l'infotainment, le fake news, è cambiato enormemente e cambierà ancora, questo premio serve a ricordare l'importanza della professionalità e dell'accettazione delle verità.
La cerimonia ha avuto luogo in una strapiena di giornalisti, amici e tanti che vedono in Graldi non una gloria del giornalismo del passato ma una traccia di futuro e un metodo. Quello in cui convivono accuratezza nel trattare le notizie, senso di responsabilità, visione a-ideologica su tutto e scanzonata, perfino bambinesca, felicità nel voler capire e raccontare.
La felicità la possiamo trovare in qualsiasi cosa. Ma dobbiamo saperla individuare, prenderla e trattenerla. Era una delle sue convinzioni. La applicava anche al giornalismo, che viveva come un tango tra lui e la realtà. Oggi direbbe a tutti quello che tutti ripetevano nella cerimonia: non dobbiamo avere paura del bombardamento delle notizie incontrollate né dell'intelligenza artificiale perché ci sono le armi culturali per vincere, basta saperle e volerle usare.
Il Premio Graldi è un omaggio alla comunità dei giornalisti che lavorano con passione e dedizione. Una comunità che si basa sul rispetto e sull'affetto, e sulla tranquilla indisponibilità ad assecondare l'indurimento dei rapporti collettivi e individuali.
In sintesi, il Premio Graldi è un omaggio a Paolo Graldi, ma anche a una generazione di giornalisti che lavorano con rigore e passione per raccontare storie importanti e coinvolgere le persone. Un premio che serve a ricordare l'importanza della professionalità e dell'accettazione delle verità nel mondo del giornalismo.