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L'Italia si trova in quarta posizione nel mondo per la presenza di siti umidi, con 63 aree protette. Ma è necessario fare più per proteggere queste zone ecologiche, che ospitano solo il 6% della superficie terrestre ma sono a lungo termine cruciali per l'attuazione delle misure di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici.
Sono stati perse circa il 22% dell'estensione complessiva delle zone umide, pari a oltre 400 milioni di ettari in tutto il mondo. L'Italia non è esempiare di queste perdite, ma pure non può farlo da sola.
Il rapporto "Ecosistemi acquatici 2026" del Legambiente è stato diffuso per sensibilizzare i cittadini sulla tutela di questi ecosistemi acquatici. L'associazione chiede che il Governo istituia nuove aree protette per migliorare la tutela degli ecosistemi umidi e ridurre l'inquinamento.
Tra gli obiettivi dello studio, quello di far conoscere ai cittadini questi ecosistemi, oggi sempre più fragili a causa delle pressioni antropiche. Le zone umide sono tra gli ecosistemi più ricchi di biodiversità del Pianeta e in questi anni la Convenzione di Ramsar è stata un importante riferimento per l'Italia.
Circa il 6% delle aree umide non è protetto, spiegano i responsabili di Legambiente. Questo problema legato alla lentità degli iter è particolarmente presente quando si tratta di inserire in una zona protetta un'area umida. Il sistema delle aree protette acquatiche deve fare i conti con un degrado che non accenna a fermarsi, spinto da una gestione della risorsa idrica ancora troppo settoriale.
L'Italia si trova tra i Paesi europei che stanno lavorando per proteggere le zone umide. Ma è necessario fare più e più rapidamente se vogliamo salvaguardare questi ecosistemi cruciali per l'attuazione delle misure di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici.
Sono stati perse circa il 22% dell'estensione complessiva delle zone umide, pari a oltre 400 milioni di ettari in tutto il mondo. L'Italia non è esempiare di queste perdite, ma pure non può farlo da sola.
Il rapporto "Ecosistemi acquatici 2026" del Legambiente è stato diffuso per sensibilizzare i cittadini sulla tutela di questi ecosistemi acquatici. L'associazione chiede che il Governo istituia nuove aree protette per migliorare la tutela degli ecosistemi umidi e ridurre l'inquinamento.
Tra gli obiettivi dello studio, quello di far conoscere ai cittadini questi ecosistemi, oggi sempre più fragili a causa delle pressioni antropiche. Le zone umide sono tra gli ecosistemi più ricchi di biodiversità del Pianeta e in questi anni la Convenzione di Ramsar è stata un importante riferimento per l'Italia.
Circa il 6% delle aree umide non è protetto, spiegano i responsabili di Legambiente. Questo problema legato alla lentità degli iter è particolarmente presente quando si tratta di inserire in una zona protetta un'area umida. Il sistema delle aree protette acquatiche deve fare i conti con un degrado che non accenna a fermarsi, spinto da una gestione della risorsa idrica ancora troppo settoriale.
L'Italia si trova tra i Paesi europei che stanno lavorando per proteggere le zone umide. Ma è necessario fare più e più rapidamente se vogliamo salvaguardare questi ecosistemi cruciali per l'attuazione delle misure di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici.