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I due giovani che sopravvissero allo schianto tra i due treni in Andalusia, costato la vita a decine di persone, hanno raccontato una storia di caos e disperazione. "Abbiamo sentito un'ultimata scossa e, in un istante, il mondo si è messo a pezzi", ricorda Bianca Birleanu, ventitrenne che viaggiava nella carrozza numero 4 del treno Alvia da Madrid a Huelva. Il rumore era come "un tuono" che sembrava non finire mai. La ragazza e il suo compagno di viaggio Jorge García, anche lui 23enne, si trovavano in un mondo di caos.
La scena era buia pesto, con le ombre che si muovevano come mostri nel buio. Bianca racconta di come qualcuno abbia aperto una porta e i due giovani siano riusciti a scendere dalla carrozza per scaricare i bagagli. La Guardia Civil avrebbe poi guidato i sopravvissuti all'edificio Adif, dove la realtà della loro situazione sarebbe venuta alla luce. La carrozza numero 2 era solo una macchina da guerra, un disastro totale. Anche l'altra era gravemente danneggiata, quasi come se fosse stata travolta dalla stessa catastrofe.
Il suo compagno di viaggio Jorge García sembra ancora in shock. "Domani ci renderemo conto di cosa è successo", dice. "Siamo rinati". Il giovane sembra ancora lontano dal reale, come se non volesse credere a quanto accaduto.
I due giovani raccontarono di un iniziale caos mentre cercavano di portare i feriti in ospedale. Poi sono stati trasferiti in autobus ad Adamuz. Ora la loro mente è rivolta verso Huelva, ma sembrano essersi persi nel labirinto del disastro. Uno di loro si lamenta della mancanza di aiuto da parte delle autorità: "Non abbiamo visto nessuno della Renfe, ma abbiamo visto molti dipendenti di Iryo che ci abbandonavano sempre, noi abitanti di Huelva".
La scena era buia pesto, con le ombre che si muovevano come mostri nel buio. Bianca racconta di come qualcuno abbia aperto una porta e i due giovani siano riusciti a scendere dalla carrozza per scaricare i bagagli. La Guardia Civil avrebbe poi guidato i sopravvissuti all'edificio Adif, dove la realtà della loro situazione sarebbe venuta alla luce. La carrozza numero 2 era solo una macchina da guerra, un disastro totale. Anche l'altra era gravemente danneggiata, quasi come se fosse stata travolta dalla stessa catastrofe.
Il suo compagno di viaggio Jorge García sembra ancora in shock. "Domani ci renderemo conto di cosa è successo", dice. "Siamo rinati". Il giovane sembra ancora lontano dal reale, come se non volesse credere a quanto accaduto.
I due giovani raccontarono di un iniziale caos mentre cercavano di portare i feriti in ospedale. Poi sono stati trasferiti in autobus ad Adamuz. Ora la loro mente è rivolta verso Huelva, ma sembrano essersi persi nel labirinto del disastro. Uno di loro si lamenta della mancanza di aiuto da parte delle autorità: "Non abbiamo visto nessuno della Renfe, ma abbiamo visto molti dipendenti di Iryo che ci abbandonavano sempre, noi abitanti di Huelva".