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"Cina: l'assenza dei generali segna un messaggio chiaro - Nessuno è intoccabile"
Negli ultimi anni, il Partito comunista cinese ha assunto i contorni di una fortezza assediata, con Xi Jinping al timone dal 2013. L'imperativo della fedeltà e del controllo è diventato fondamentale per mantenere l'ordine interno. Ma proprio mentre la posizione di Xi sembra più solida che mai, la catena di comando militare appare sempre più fragile.
Gli ultimi episodi di "purged" - come vengono chiamati gli epuramenti senza precedenti - dimostrano l'autorità assoluta del leader. Generali che scompaiono dalla scena pubblica, annunci improvvisi di indagini per violazioni gravi, assenze non spiegate dai vertici delle forze armate: segnali che indicano una lotta alla corruzione e un clima di sospetto permanente.
L'esercito, pilastro della stabilità interna e strumento chiave delle ambizioni globali di Pechino, è diventato il principale teatro di queste epurazioni. La destituzione del generale Zhang Youxia, veterano rispettato e considerato uno dei più fedeli a Xi Jinping, ha sorpreso osservatori e servizi di intelligence occidentali.
Fonti americane parlano di un livello di paranoia "estremo" attribuito a Xi Jinping, che vedrebbe minacce nei dissidenti, nelle proteste popolari, o addirittura nel suo stesso cerchio ristretto. In meno di tre anni, decine di comandanti di teatro e responsabili operativi sono stati espulsi o sono semplicemente spariti, creando un vuoto di leadership in quella che è la più grande forza armata del mondo.
Le epurazioni dimostrano l'autorità assoluta di Xi Jinping, ma allo stesso tempo rischiano di minare la preparazione militare, soprattutto in dossier sensibili come Taiwan. La paranoia della leadership - un fenomeno che sembra essere diventato una caratteristica strutturale del potere in Cina - non è un incidente di percorso ma una tattica utilizzata per eliminare rivali e disciplinare il partito.
Il prezzo è alto: discontinuità nella pianificazione militare, incertezza tra gli ufficiali e un esercito che potrebbe esitare di fronte a operazioni complesse. In vista dei prossimi congressi del partito e delle scelte sul futuro di Xi Jinping, le "sparizioni" dei generali raccontano una Cina potente ma inquieta, in cui la paura sembra viaggiare più veloce della lealtà.
In questo clima di instabilità, il futuro dell'esercito cinese e del paese nel suo insieme rimane incerto. Una cosa è certa: Xi Jinping ha assunto un ruolo dominante nella storia della Cina, e la sua leadership sarà probabilmente determinante per i prossimi anni.
Negli ultimi anni, il Partito comunista cinese ha assunto i contorni di una fortezza assediata, con Xi Jinping al timone dal 2013. L'imperativo della fedeltà e del controllo è diventato fondamentale per mantenere l'ordine interno. Ma proprio mentre la posizione di Xi sembra più solida che mai, la catena di comando militare appare sempre più fragile.
Gli ultimi episodi di "purged" - come vengono chiamati gli epuramenti senza precedenti - dimostrano l'autorità assoluta del leader. Generali che scompaiono dalla scena pubblica, annunci improvvisi di indagini per violazioni gravi, assenze non spiegate dai vertici delle forze armate: segnali che indicano una lotta alla corruzione e un clima di sospetto permanente.
L'esercito, pilastro della stabilità interna e strumento chiave delle ambizioni globali di Pechino, è diventato il principale teatro di queste epurazioni. La destituzione del generale Zhang Youxia, veterano rispettato e considerato uno dei più fedeli a Xi Jinping, ha sorpreso osservatori e servizi di intelligence occidentali.
Fonti americane parlano di un livello di paranoia "estremo" attribuito a Xi Jinping, che vedrebbe minacce nei dissidenti, nelle proteste popolari, o addirittura nel suo stesso cerchio ristretto. In meno di tre anni, decine di comandanti di teatro e responsabili operativi sono stati espulsi o sono semplicemente spariti, creando un vuoto di leadership in quella che è la più grande forza armata del mondo.
Le epurazioni dimostrano l'autorità assoluta di Xi Jinping, ma allo stesso tempo rischiano di minare la preparazione militare, soprattutto in dossier sensibili come Taiwan. La paranoia della leadership - un fenomeno che sembra essere diventato una caratteristica strutturale del potere in Cina - non è un incidente di percorso ma una tattica utilizzata per eliminare rivali e disciplinare il partito.
Il prezzo è alto: discontinuità nella pianificazione militare, incertezza tra gli ufficiali e un esercito che potrebbe esitare di fronte a operazioni complesse. In vista dei prossimi congressi del partito e delle scelte sul futuro di Xi Jinping, le "sparizioni" dei generali raccontano una Cina potente ma inquieta, in cui la paura sembra viaggiare più veloce della lealtà.
In questo clima di instabilità, il futuro dell'esercito cinese e del paese nel suo insieme rimane incerto. Una cosa è certa: Xi Jinping ha assunto un ruolo dominante nella storia della Cina, e la sua leadership sarà probabilmente determinante per i prossimi anni.