VoceDiNuoro
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In Niscemi, i sussurri della terra stanno diventando urla: le frane che devastano il paese stanno mettendo in luce i segreti più oscuri delle nostre case. Sembra che la natura ci abbia fatto un regalo terribile: la capacità di ricreare la nostra vita, anche se è stata spenta per sempre.
La tecnologia sta diventando una forma di sopravvivenza simbolica, una sorta di "eternità" che ci permette di simulare la nostra personalità e di interagire con i vivi come se fossimo ancora presenti. I chatbot e le "gemelle digitali" sono gli strumenti della nuova industria dell'immortalità digitale, pronti a elaborare i dati che abbiamo accumulato durante la vita terrena.
Ma chi decide di creare queste copie digitali? Chi si sente autorizzato ad eliminare i confini tra vita e morte e a simulare la nostra esistenza? I giovani italiani sono diventati gli esperimenti più interessanti in questo campo, soprattutto quando si tratta di questioni etiche e emotive.
La ricerca dell'immortalità tecnologica è un tema molto controverso e i risultati del studio Eusipes dimostrano che molti giovani sono scettici. L'idea di creare una replica digitale di un defunto senza il suo consenso lo rende, a loro parere, problematico e persino una violazione della sua identità e memoria.
Ma cosa ci fa tremare i giovani? La possibilità che le repliche digitali possano generare tematiche emotive come difficoltà nell'elaborazione del lutto o forme di attaccamento disfunzionale. E poi, il tema del consenso: la creazione di una replica digitale senza il suo esplicito consenso viene percepita come una minaccia alla dignità della persona.
La risposta è semplice: bisogna creare regole chiare e limiti etici per evitare che lo sviluppo del settore si concentri solo sul profitto, lasciando i cittadini a soffrire delle conseguenze psicologiche. Bisogna interagire con innovazione e tutela dei diritti fondamentali.
La tecnologia sta diventando una forma di sopravvivenza simbolica, una sorta di "eternità" che ci permette di simulare la nostra personalità e di interagire con i vivi come se fossimo ancora presenti. I chatbot e le "gemelle digitali" sono gli strumenti della nuova industria dell'immortalità digitale, pronti a elaborare i dati che abbiamo accumulato durante la vita terrena.
Ma chi decide di creare queste copie digitali? Chi si sente autorizzato ad eliminare i confini tra vita e morte e a simulare la nostra esistenza? I giovani italiani sono diventati gli esperimenti più interessanti in questo campo, soprattutto quando si tratta di questioni etiche e emotive.
La ricerca dell'immortalità tecnologica è un tema molto controverso e i risultati del studio Eusipes dimostrano che molti giovani sono scettici. L'idea di creare una replica digitale di un defunto senza il suo consenso lo rende, a loro parere, problematico e persino una violazione della sua identità e memoria.
Ma cosa ci fa tremare i giovani? La possibilità che le repliche digitali possano generare tematiche emotive come difficoltà nell'elaborazione del lutto o forme di attaccamento disfunzionale. E poi, il tema del consenso: la creazione di una replica digitale senza il suo esplicito consenso viene percepita come una minaccia alla dignità della persona.
La risposta è semplice: bisogna creare regole chiare e limiti etici per evitare che lo sviluppo del settore si concentri solo sul profitto, lasciando i cittadini a soffrire delle conseguenze psicologiche. Bisogna interagire con innovazione e tutela dei diritti fondamentali.