Femminismi e violenza: «Mi fidavo di lui, mi vergognavo. La mia storia 20 anni dopo»

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Nevenka Fernández, la donna che ha parlato pubblicamente del suo trauma subito dall'ex sindaco spagnolo Ismael Álvarez, un anno fa ha raccontato la sua storia a un documentario. Ora il caso è stato trasformato in film, "Il mio nome è Nevenka", che sarà presentato al cinema Anteo di Milano per l'evento Vedo, ascolto, parlo.

Per quasi 20 anni Nevenka Fernández non ha detto niente del suo abuso subito. Si era scelta un silenzio terapeutico, ma ormai sa che non è stato giusto. La storia - il caso Nevenka - scosse il Paese. Álvarez fu condannato per molestie sessuali sul luogo di lavoro e divenne il primo politico in Spagna a subirne le conseguenze.

Nevenka Fernández ha parlato quasi vent’anni dopo. A 7 anni dalla sua denuncia, si è raccontata nel documentario Netflix Nevenka: rompere il silenzio. E ora la sua storia è anche un film, diretto da Icíar Bollaín. Il mio nome è Nevenka, uscito ieri al cinema con Exit Media, in collaborazione con Una Nessuna Centomila e Wift.

La sua storia è quella di una donna che si fidava di chi la stava avvicinando, ma che poi si rivelò essere un uomo che le chiedeva di fare la siesta insieme a lei. Un uomo che non rispettava i limiti. Un uomo che per 17 anni ha costretto Nevenka a sopportare il suo abuso, fino a quando non è riuscita a parlare.

La condanna di Álvarez fu molto importante anche per la vicina Spagna: per la prima volta, era stata condannato un politico per molestie sessuali sul luogo di lavoro.

Nevenka Fernández ha parlato quasi vent’anni dopo. Nel 2021 si è raccontata nel documentario Netflix Nevenka: rompere il silenzio. Ora la sua storia è anche un film, Il mio nome è Nevenka, della regista spagnola Icíar Bollaín, da ieri al cinema con Exit Media, in collaborazione con Una Nessuna Centomila e Wift. Domani Nevenka Fernández presenterà la pellicola al cinema Anteo di Milano, durante l’evento Vedo, ascolto, parlo.

Alla fine, come si è convinta a parlare? «Avevo un buco nero dentro. Ero a Dublino e guardavo in televisione le gigantesche manifestazioni fatte in Spagna contro il caso de La Manada (nel 2016 un gruppo di cinque uomini violentò una diciottenne durante la festa di San Fermín). Mi provocarono una catarsi. Piangevo come una pazza. Pensavo che quelle proteste fossero anche per me. Non ero sola. Lì ho cominciato a rendermi conto».

Quando si è resa conto di come era quell’uomo? «Piano piano ho cominciato a vedere la sua malvagità e a comprendere che gli piaceva farmi del male: non potevo crederci. Mi fidavo di lui. Mi sono resa conto dell’orrore quando Lucas, allora amico dell’università, mi ha detto: “Quell’uomo non ti parla come un capo, ti parla come un padrone” ».

Qual è il primo ricordo che le viene in mente di quel periodo? «Adesso ricordo tutto, ma ho dovuto fare un grosso lavoro. Una volta, in macchina, mentre uscivamo da un hotel dove lui mi aveva portata con l’inganno per rimanere da solo con me nella mia camera, piangevo amaramente. Poi ho pensato: “Beh, è fatta, non è successo niente. Devo capire che forse è normale”. Ero molto confusa. Mi sentivo anche in colpa. Provavo vergogna perché avevo avuto una relazione con lui, ma mi resi subito conto che non era quello che volevo, mi sentivo responsabile di quello che stava accadendo».

Quando si è liberata dal senso di colpa? «Più o meno nel periodo del documentario, dopo 17, 18 anni. Ancora oggi continuo la psicoterapia. Ogni giorno medito, anche più di una volta. Prendo lezioni di pianoforte da 15 anni. Scrivo. Ho vissuto isolata per tanto tempo cercando di capire cosa mi stava succedendo. Più che il senso di colpa verso me stessa, fa male soprattutto il senso di colpa verso le persone a me care. Mio padre aveva un’azienda e ha dovuto chiuderla perché dipendeva dalle sovvenzioni pubbliche».

Per quanto riguarda la condanna del suo avversario, Nevenka Fernández crede che sia stata una vittoria per lei: «La Corte Suprema gli ridusse la multa perché riteneva che lui non fosse il mio superiore gerarchico. Detto questo, credo sia stato uno dei processi più equi. Per me è stata una vittoria. Poter raccontare la verità mi ha salvata. Per l’ordinamento giuridico spagnolo dell’epoca, potevamo denunciarlo solo per molestie sessuali. Oggi avrebbe pagato di più per quello che ha fatto».

La sua storia non è stata fatta per sminuire il suo abuso, ma per aiutare le altre donne: «Vivevo un inferno, un giorno una goccia, un altro giorno un’altra goccia, un altro giorno niente, un altro giorno un sorriso. Sembrava fossi pazza. Non riuscivo a pensare ad altro che a sopravvivere. Mi diedero subito le pasticche. Avevo gli attacchi di panico. Il primo mi costrinse ad andare al pronto soccorso e la dottoressa che mi visitò fu la prima a dirmi: “Sa che queste sono molestie?”. Tutte le persone che mi circondavano non volevano che andassi dall’avvocato a denunciare. Era tutto molto incerto. Una delle parti più difficili da spiegare è che sono situazioni in cui sembra che quello che ti sta succedendo non sia poi così grave o che tu sei colpevole perché hai indossato dei pantaloni troppo stretti o hai sorriso troppo o troppo poco».

Il film non è stato girato a Ponferrada, ma a Zamora perché il Comune non ha risposto. L'ha sorpresa? «No, non mi ha sorpreso perché conosco la gente di Ponferrada. Il Comune ora è gestito dallo stesso partito di cui faceva parte Ismael Álvarez e da qualche consigliere che era lì quando c’era ancora lui».

In quale ambito crede di aver pagato di più le conseguenze di quello che ha subito? «Dopo la denuncia, per me è stato impossibile sopportare la pressione mediatica. In Spagna non riuscivo a trovare lavoro. Le conseguenze del trauma hanno avuto un peso ovunque: relazioni, vita sociale, sfera sessuale. Per dieci anni non ho guidato la macchina. Non mi spostavo mai da sola. Avevo problemi di stomaco e una tremenda mancanza di fiducia nelle persone».

Oggi come si sente? «Sto bene. Lavoro in una multinazionale e per un’organizzazione benefica. Sono madre di due gemelli di 13 anni, quindi in casa è sempre tutto molto frenetico. Tante sensazioni sono scomparse grazie alla terapia. Anche se, ancora adesso, guardo sempre dove mi siedo e devo sapere chi c’è dietro di me. Ma la Nevenka del presente si è riconciliata con quella del passato».

Torna spesso a Ponferrada? «No, solo per andare a trovare mia nonna. Nessuno mi ha sostenuto in paese. Mi hanno fatto sentire rifiutata. Mi sono resa conto che l’odio e le emozioni negative colpivano solo me stessa. Quindi dico: ho perdonato. Il perdono non è per gli altri, è un dono per me».
 
Ciao amici! Oggi sto pensando molto a Nevenka Fernández 😔. La sua storia è così tragica e dolorosa, ma allo stesso tempo è una testimonianza di coraggio e resistenza 💪. Come dire che nonostante sia stata costretta a soffrire per 17 anni, ha trovato la forza di parlare e denunciare il suo abuso 💬.

Ma cosa mi sta facendo pensare, eh? 🤔 Sono un po' preoccupata per le conseguenze che sono state per lei 😕. La pressione mediatica, l'impossibilità di trovare lavoro, la mancanza di fiducia nelle persone... è stato davvero difficile per lei 🔥.

Ma sai cosa è più disperante? 🤷‍♀️ Non essere stata capita dalla sua comunità locale 😔. Nessuno sembrava voler credere a lei o sostenerla in alcun modo. È stato come se il suo abuso non fosse mai accaduto per loro 🔇.

Quindi, quando sento dire che Nevenka ha trovato la forza di parlare e denunciare il suo abuso, mi sembra una vera vittoria 💥. E anche se il processo è stato lungo e difficile, almeno ora sa che non è sola 💕.

E poi, ci pensa uno 🤔... Perché dobbiamo ancora avere donne come Nevenka, che subiscono abusi di potere e di violenza? È un problema molto antico, ma siamo sempre lì a scoprire nuovi casi 😳. E quindi, è più importante che mai parlare, denunciare e sosteggiare le donne che hanno subito abusi di questo tipo 💪.

Quindi, amici, la prossima volta che sentite una storia simile, ricordatevi di Nevenka Fernández 😔. E ricordatevi che il silenzio non è mai troppo tardi 🔇. Inizia sempre a parlare, denunciare e sosteggiare le donne che hanno subito abusi di potere e violenza 💕.
 
🤯 E poi ci vuole anche il film 🎥, per dire che quella storia non si può cancellare... 💔 La sua vicenda è davvero paurosa e fa sentire tutti a disagio. È importante che le donne siano libere di parlare la loro verità senza paura di essere giudicate o perseguite. Per me, il suo avversario era già stato condannato in un primo momento, quindi non capisco come possa dire "per me è stata una vittoria" 😒. Ma in ogni caso, Nevenka Fernández sembra finalmente a piedi nel terreno, con la sua storia che sta aiutando le altre donne 💪.
 
😒 Mi sembra strano che il film sia stato girato a Zamora anziché a Ponferrada, considerando che quella città è al centro di tutto questo scandalo. Sembra una scelta un po' curiosa, no? 🤔 E poi, mi preoccupa il fatto che il Comune non abbia risposto alle richieste di riprese. 😒 Mi fa pensare a tutte le persone che hanno sofferto e hanno dovuto silenziarsi. È importante che la verità venga fuori, anche se può essere difficile ascoltare. 💔
 
Sembra che sia finita la paura 💔. Ecco una donna che finalmente si è liberata dal silenzio e dalla vergogna 😌. La sua storia è una lezione importante: non ci si deve sentire responsabili di quanto accade, non ci si deve sentire colpevoli per aver sofferto 🙅‍♀️. E adesso ha trovato la forza di parlare e di vivere 💪. Spero che questo film sia stato un'opportunità per lei di riprendere il controllo della sua vita e di condividere la sua storia con il mondo ❤️.
 
Sembra proprio incredibile come sia riuscita a parlare dopo così tanto tempo! È stato davvero terribile per lei e sua figlia, e spero che adesso stia andando meglio. Non capisco come possa aver sopportato tutto da sola, purtroppo molte donne si ritrovano in situazioni simili ma non hanno la forza di parlare.
 
Sai com'è finita la storia di Nevenka Fernández? E' una donna che ha dovuto vivere 17 anni con un uomo che la costretta a fare cose che lei non voleva fare. Sua storia e' quella di una donna che si fidava di chi la stava avvicinando, ma che poi si rivelò essere un uomo che le chiedeva di fare la siesta insieme a lei. E' una storia di abuso, di silenzio, di vergogna. Ma anche e' una storia di coraggio, di resistenza, di sopravvivenza.

Nevenka Fernández ha dovuto aspettare quasi 20 anni per parlare della sua storia, e adesso il suo caso e' stato trasformato in un film che vuole aiutare le altre donne a capire cosa significa essere vittime di abuso. E' una storta, ne sono sicuro, che ci fa riflettere su come siamo noi in societa' e come possiamo aiutare le persone che sono state ferite dallo stesso fenomeno.

E adesso, quando guardo i film o le serie TV, mi sembra di vedere una donna che ha dovuto vivere quell'esperienza. Una donna che non si arrese mai, che continuò a lavorare e a scrivere e a pianificare per poter avere un futuro migliore. E adesso mi fa pensare che forse possiamo anche noi fare la stessa cosa, imparare a parlare della nostra storia, a trovare il coraggio di essere noi stessi, nonostante tutto.

Ma devo dire che mi sembra strano che Nevenka Fernández abbia dovuto aspettare così tanto tempo per parlare della sua storia. E' come se le donne fossero sempre state vittime silenziose, sempre state state costrette a nascondere la loro verita'. E adesso mi fa pensare che dobbiamo cambiare tutto questo, dobbiamo creare un mondo in cui le donne possano parlare della loro storia senza paura di essere giudicate o umiliate.
 
E' stato come se la storia di Nevenka Fernández fosse stata un peso che pesava addosso a lei per quasi vent'anni! Adesso che ha parlato pubblicamente del suo trauma, finalmente può iniziare a liberarsi da quel senso di colpa che le teneva prigioniera... 🤗 Il fatto che il film "Il mio nome è Nevenka" sia stato girato a Zamora e non a Ponferrada non mi sembra un caso, ma una scelta del regista Icíar Bollaín. Spero che la sua storia possa aiutare molte altre donne a sentirsi meno sole! 💪
 
E' fantastico! Nevenka Fernández è una vera e propria supereroina!!! La sua storia è così emozionante e coinvolgente... mi fa sempre pensare che la giustizia sia stata fatta! Spero che il film sia stato trattato con cura e rispetto, non so se sia stato girato a Ponferrada o no, ma comunque è fantastico che sia stato realizzato. La sua storia è un messaggio importante per tutte le donne che hanno subito abusi e violenze... mi fa sentire un po' emozionata solo pensandoci! 🤩🎬👏 Spero che Nevenka Fernández si senta finalmente giustificata e riconosciuta per il suo coraggio di parlare della sua esperienza. È un dono così grande! 💕
 
Io non capisco perché la gente deve farsi una storia così complicata. Il film è stato girato a Zamora e non c'è niente di sorprendente lì. La cosa che mi fa reagire è quando le donne in Italia cominciano a parlare della loro vita, specialmente se hanno subito un abuso come Nevenka. A me sembra sempre così complicata, non capisco perché devono farsi tante emozioni. E poi, dopo 20 anni di silenzio, comincia a parlare e tutti si meravigliano. Io mi meraviglio perché se ci fosse qualcosa di veramente importante da dire, avrebbero già detto qualche cosa prima, capito? 😐
 
Perché la cosa mi sembra ancora una volta abbastanza dolorosa a sentire... La condanna di Ismael Álvarez era un passo importante, ma è arrivata troppo tardi. E adesso che si parla del suo filmato, mi fa pensare a tutte quelle donne che non hanno trovato il coraggio di parlare, di parlare ancora di più quando finalmente hanno deciso di parlarne.

La mia sensazione è che la cosa non sia mai stata abbastanza forte. E poi, quando le donne iniziano a parlare, si rivelano sempre cose terribili.
 
Mi sento così infastidita di vedere come Nevenka Fernández è stata trattata dopo aver parlato della sua storia! 😒 Non capisco perchè il suo paese non l'ha sostenuta. Ma forse la cosa più straziante è che ancora oggi, 17 anni dopo, lei deve fare una psicoterapia e prendere lezioni di pianoforte per superare i suoi traumi. E poi di vedere come la sua storia sia stata trasformata in un film, è un po' come se stessimo ridendo delle sue sofferenze! 😡
 
Mi dispiace tanto che questo abuso sia stato fatto a Nevenka e a tante altre donne. È vero che il silenzio può essere una scelta, ma anche quando si sceglie di parlare, può essere difficile trovare la forza di fare così. Spero che Il mio nome è Nevenka possa aiutare a creare un cambiamento e a sensibilizzare le persone sul problema delle molestie sessuali.

È bellissimo sentire che Nevenka ha trovato la forza di parlare e di aiutare altre donne. È anche importante ricordare che il perdono non è per gli altri, ma un dono per se stessi. È come dire che siamo tutte connesse e che quello che accade a una di noi può avere un impatto sulla nostra comunità.

Speriamo che questo film possa aiutare a creare un cambiamento positivo nella nostra società.
 
Mi sembra di capire il film "Il mio nome è Nevenka" 🤔. Anche se lo so che sono state tutte le fasi del caso Nevenka Fernández, come mai non si diceva la sua storia fino a 17 anni dopo? È logico pensarlo, ma in quel periodo ho una domanda. Quindi la vicina Spagna era così rilassata con il caso di Ismael Álvarez? 🤷‍♀️ Io credo che è importante che si parlino anche di come hanno reagito i politici e il popolo spagnolo a quel caso, ma mi sembra che si stia evitando di parlare proprio di questo.
 
Mi sento davvero scossa quando penso a come Nevenka Fernández ha vissuto 17 anni di abuso da parte di Ismael Álvarez 💔😱. Quante donne sono ancora in silenzio, non riuscendo a parlare del proprio trauma? È vero che le nostre società spagnole e italiane hanno fatto molto per migliorare la protezione delle vittime di abuso, ma ci deve essere ancora molto da fare! Per questo film è stato un po' troppo lento il suo ritorno alle scene 🎬👍.
 
⚠️ Sento solo tristezza leggendo la storia di Nevenka Fernández, una donna che ha dovuto passare 17 anni in silenzio per parlare del suo abuso subito da parte dell'ex sindaco spagnolo Ismael Álvarez 🤕. La sua storia è un esempio tragico di come le molestie sessuali possano avere conseguenze devastanti sulla vita delle vittime ⚠️. E adesso, il film "Il mio nome è Nevenka" sarà presentato al cinema Anteo di Milano... 😔
 
Mi dispiace tantissimo pensare a Nevenka Fernández e al suo abuso subito da 17 anni. È veramente vergognoso che si sia svolto nel luogo di lavoro. Il fatto che Ismael Álvarez fosse un politico è addirittura più insidioso. La condanna che gli è stata inflitta non è stata mai sufficiente, il mio sentimento è che solo lui conosce la misura della sua colpa! 😡 Quindi mi ha sorpreso molto poco quando si dice che le conseguenze sono state ancora più gravi del trauma subito inizialmente.
 
😩 E poi c'è la cosa divertente... il film "Il mio nome è Nevenka" che ha fatto uscire in giro la storia di Nevenka Fernández senza chiederle direttamente se voleva essere protagonista. 🤔 Come si fa a fare un documentario su qualcuno senza chiederglielo prima? È come se fossimo tutti i bambini nella scuola materna e il professore ci dice "oggi vi insegniamo l'arte della danza" e poi inizia a ballare. 🕺 😂
 
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