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La guerra ombra: i colpi silenziosi contro la Russia. Una strategia di intelligence che stenta il potere bellico di Putin e sembra avere un messaggio unico.
Mentre la guerra aperta continua ad assetare le montagne ucraine, un'altra battaglia si svolge in modo più furtivo, a livello del intelletto. Kyiv ha raffinato l'arte della guerra ombra, una strategia che combina infiltrati e informatori con attacchi ciechi contro obiettivi russi. Non sono solo i servizi di spionaggio a essere coinvolti, ma anche persone comuni, citadini russi che non hanno idea dell'operazione.
Il modello del "Generale Ombra" di Zelensky è quello di Alekseyev, un uomo che negoziò per l'esclusione della guarnigione dall'acciaieria assediata, garantendo la rispetto della Convenzione di Ginevra. Ma non è solo una questione di umanità, ma anche di messaggio: nessun criminale di guerra potrà sentirsi al sicuro.
La guerra ombra è efficace perché si mimetizza nella normalità, in un caffè del centro, nell'androne di un condominio, in un parcheggio. È qui che si consuma la parte più silenziosa della guerra tra Russia e Ucraina. Il caso Alekseev si inserisce in uno schema che torna con insistenza: colpire figure chiave lontano dai perimetri militari, sfruttando routine, abitudini, vulnerabilità.
Le operazioni di Kyiv raffinano il metodo fondato su reti locali di "collaboratori". Nessuna squadra viene infatti infiltrata dall'esterno, e molte operazioni si reggono su lunghe catene di supporto. Si parte con il reclutamento di membri della rete, cittadini russi che non conoscono l'interezza dell'operazione.
La guerra ombra è un sistema resistente perché se un anello salta, la catena non è necessariamente compromessa. Il reclutamento avviene attraverso contatti online, personali, canali informali. Chi esegue materialmente l'attentato è di solito un cittadino russo, con piena libertà di movimento ma senza addestramento militare.
In definitiva, il messaggio recapitato a Mosca è uno: non esistono retrovie, solo bersagli.
Mentre la guerra aperta continua ad assetare le montagne ucraine, un'altra battaglia si svolge in modo più furtivo, a livello del intelletto. Kyiv ha raffinato l'arte della guerra ombra, una strategia che combina infiltrati e informatori con attacchi ciechi contro obiettivi russi. Non sono solo i servizi di spionaggio a essere coinvolti, ma anche persone comuni, citadini russi che non hanno idea dell'operazione.
Il modello del "Generale Ombra" di Zelensky è quello di Alekseyev, un uomo che negoziò per l'esclusione della guarnigione dall'acciaieria assediata, garantendo la rispetto della Convenzione di Ginevra. Ma non è solo una questione di umanità, ma anche di messaggio: nessun criminale di guerra potrà sentirsi al sicuro.
La guerra ombra è efficace perché si mimetizza nella normalità, in un caffè del centro, nell'androne di un condominio, in un parcheggio. È qui che si consuma la parte più silenziosa della guerra tra Russia e Ucraina. Il caso Alekseev si inserisce in uno schema che torna con insistenza: colpire figure chiave lontano dai perimetri militari, sfruttando routine, abitudini, vulnerabilità.
Le operazioni di Kyiv raffinano il metodo fondato su reti locali di "collaboratori". Nessuna squadra viene infatti infiltrata dall'esterno, e molte operazioni si reggono su lunghe catene di supporto. Si parte con il reclutamento di membri della rete, cittadini russi che non conoscono l'interezza dell'operazione.
La guerra ombra è un sistema resistente perché se un anello salta, la catena non è necessariamente compromessa. Il reclutamento avviene attraverso contatti online, personali, canali informali. Chi esegue materialmente l'attentato è di solito un cittadino russo, con piena libertà di movimento ma senza addestramento militare.
In definitiva, il messaggio recapitato a Mosca è uno: non esistono retrovie, solo bersagli.