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"Le vite nascoste delle famiglie, custodite nelle case e ora messe a disposizione del patrimonio storico collettivo"
In una campagna di raccolta documenti promossa dall'Archivio storico della Fondazione Museo della Shoah, sono stati reperiti oltre 5000 documenti familiari conservati nelle case di privati cittadini. Queste memorie riservate alla privacy ora entrano in un percorso rigoroso di studio e valorizzazione che consente di ricostruire la storia di vita spezzata degli ebrei italiani durante la Shoah.
La Fondazione Museo della Shoah ha lanciato questa iniziativa con l'obiettivo di tutelare, studiare e restituire ai documenti familiari conservati nelle case del patrimonio storico collettivo. Mario Venezia, presidente della Fondazione Museo della Shoah, spiega che "donare documenti non significa separarsi dalla memoria, ma affidarla a un lavoro capace di tutelarla e renderla accessibile". L'Archivio storico della Fondazione si propone quindi di costruire un "archivio vivo" che continui a crescere grazie alla partecipazione diretta dei cittadini.
Tra i documenti raccolti ci sono le lettere, fotografie e certificati familiari che parlano delle vite spezzate degli ebrei italiani durante la Shoah. Ecco alcuni esempi:
* Una foto di un bambino di 7 anni con i suoi fratelli, ritratti da Emanuele Di Porto dopo l'arresto della madre.
* La lettera dell'ultimo giorno di vita del papà di Nando Tagliacozzo prima della sua deportazione.
* La storia di Emma Di Veroli e degli oltre 200 bambini deportati da Roma tra il 16 ottobre 1943 e la Liberazione.
Questi documenti raccontano vite spezzate, scelte e persecuzioni. Ogni documento entra in un percorso rigoroso di studio e valorizzazione che consente di ricostruire biografie individuali e, allo stesso tempo, di ampliare la conoscenza collettiva della Shoah in Italia.
La campagna permanente di raccolta documenti promossa dall'Archivio storico della Fondazione Museo della Shoah consente ai cittadini di donare i loro documenti familiari e contribuire a costruire un "archivio vivo" che continui a crescere grazie alla partecipazione diretta dei cittadini.
In una campagna di raccolta documenti promossa dall'Archivio storico della Fondazione Museo della Shoah, sono stati reperiti oltre 5000 documenti familiari conservati nelle case di privati cittadini. Queste memorie riservate alla privacy ora entrano in un percorso rigoroso di studio e valorizzazione che consente di ricostruire la storia di vita spezzata degli ebrei italiani durante la Shoah.
La Fondazione Museo della Shoah ha lanciato questa iniziativa con l'obiettivo di tutelare, studiare e restituire ai documenti familiari conservati nelle case del patrimonio storico collettivo. Mario Venezia, presidente della Fondazione Museo della Shoah, spiega che "donare documenti non significa separarsi dalla memoria, ma affidarla a un lavoro capace di tutelarla e renderla accessibile". L'Archivio storico della Fondazione si propone quindi di costruire un "archivio vivo" che continui a crescere grazie alla partecipazione diretta dei cittadini.
Tra i documenti raccolti ci sono le lettere, fotografie e certificati familiari che parlano delle vite spezzate degli ebrei italiani durante la Shoah. Ecco alcuni esempi:
* Una foto di un bambino di 7 anni con i suoi fratelli, ritratti da Emanuele Di Porto dopo l'arresto della madre.
* La lettera dell'ultimo giorno di vita del papà di Nando Tagliacozzo prima della sua deportazione.
* La storia di Emma Di Veroli e degli oltre 200 bambini deportati da Roma tra il 16 ottobre 1943 e la Liberazione.
Questi documenti raccontano vite spezzate, scelte e persecuzioni. Ogni documento entra in un percorso rigoroso di studio e valorizzazione che consente di ricostruire biografie individuali e, allo stesso tempo, di ampliare la conoscenza collettiva della Shoah in Italia.
La campagna permanente di raccolta documenti promossa dall'Archivio storico della Fondazione Museo della Shoah consente ai cittadini di donare i loro documenti familiari e contribuire a costruire un "archivio vivo" che continui a crescere grazie alla partecipazione diretta dei cittadini.