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Il grande oratore e pensatore, Marco Tullio Cicerone, lasciò un'eredità indelebile nella cultura politica e morale romana. La sua carriera politica fu segnata da una serie di battaglie contro la crisi che stava consumando Roma, cercando di innovare il pensiero politico e morale del paese. Cicerone credeva che per farlo avrebbe dovuto aprire Roma alla cultura letteraria e ai valori estetici e artistici.
Due dei suoi scritti più famosi sono il "De re publica" e il "Sogno di Scipione". Il primo, scritto in una forma lacunosa, proponeva la teoria della 'costituzione mista' e descriveva l'idea del perfetto uomo di stato, mentre il secondo, considerato uno dei suoi capolavori, era un visionario sogno che vagheggiava una vita gloriosa oltremondana per coloro che beneficiavano dello stato.
Un altro trattato notevole è "Sulle leggi", che presentava un modello di legislazione di matrice stoicheggiante e proponeva un nuovo tipo di classe dirigente dotata di cultura filosofica e politico-amministrativa. Cicerone polemizzava contro l'istruzione e la cultura intellettuale vista come una distrazione dal dovere civile, cercando invece di aprire le porte alla cultura greca.
Tra i suoi scritti ci sono "De finibus bonorum et malorum", "Tusculanae disputationes", "De natura deorum" e altri trattati che miravano a definire la morale romana. Il più notevole è senza dubbio "De officiis", un galateo morale e pratico che esercitò un'influenza straordinaria anche al di là dei confini dell'antichità, influenzando il Medioevo, il Rinascimento e l'Europa intera.
Due dei suoi scritti più famosi sono il "De re publica" e il "Sogno di Scipione". Il primo, scritto in una forma lacunosa, proponeva la teoria della 'costituzione mista' e descriveva l'idea del perfetto uomo di stato, mentre il secondo, considerato uno dei suoi capolavori, era un visionario sogno che vagheggiava una vita gloriosa oltremondana per coloro che beneficiavano dello stato.
Un altro trattato notevole è "Sulle leggi", che presentava un modello di legislazione di matrice stoicheggiante e proponeva un nuovo tipo di classe dirigente dotata di cultura filosofica e politico-amministrativa. Cicerone polemizzava contro l'istruzione e la cultura intellettuale vista come una distrazione dal dovere civile, cercando invece di aprire le porte alla cultura greca.
Tra i suoi scritti ci sono "De finibus bonorum et malorum", "Tusculanae disputationes", "De natura deorum" e altri trattati che miravano a definire la morale romana. Il più notevole è senza dubbio "De officiis", un galateo morale e pratico che esercitò un'influenza straordinaria anche al di là dei confini dell'antichità, influenzando il Medioevo, il Rinascimento e l'Europa intera.