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Il Var, quel sistema di assistenza per gli arbitri che sta seminando disillusone e frustrazione tra i professionisti del calcio. Ma perché? La risposta è semplice: il Var è stato creato per compensare la disparità di punti di vista tra l'arbitro e gli spettatori, ma in realtà sta minando l'autostima dell'arbitro.
Quando il calcio diventa un rito inglobato dalla tv, cambia radicalmente in tutte le sue componenti - spettacolari, tecniche, tattiche. L'arbitro, rispetto agli spettatori (ben più numerosi di quelli che vanno ancora allo stadio), si trova in una evidente situazione di inferiorità visiva: non ha tutte le telecamere a disposizione. Di qui nasce la necessità di compensare con il Var questa disparità di punti di vista.
Ma cosa succede quando il Var interviene? L'arbitro, che aveva un punto di vista privilegiato, deve adattarsi a una visione bidimensionale e fuori contesto. La stessa azione, vista al Var, è rigore per il 99% dei casi perché la visione è soggetta a un tempo cronoscopico. Quello che il Var cancella è una parte della natura del calcio, che è sport di velocità, di gioco d'insieme, di libertà di movimento e contatto fisico.
In questo modo, il Var mina l'autostima dell'arbitro, lo fa sentire in una situazione d'inferiorità. L'arbitro, che una volta poteva esprimere la sua visione unica e precisa, ora deve accontentarsi di seguire le indicazioni del Var. È come se il Var stesse dicendo: "Non fidati dei tuoi sensi, affidati alle macchine".
Ma i varisti, parliamo anche loro? Non hanno spiegato ai lettori i fondamenti della comunicazione tele-visiva. Un esempio: se l'arbitro si trova a distanza corretta, il classico contatto in area è giudicabile solo da lui perché può vagliare il contesto in cui l'azione si svolge. La stessa azione, vista al Var, è rigore per il 99% dei casi... e questo è il problema.
Il Var non è solo un mezzo di assistenza, ma un sistema che sta cambiando la dinamica del calcio. E se i varisti non studiano come funziona la tele-visione, rischiano di perpetuare questo errore. Il calcio non può essere ridotto a una serie di macchinari e telecamere. È un sport che richiede umanità, empatia e comprensione. E se il Var continua a dominare, rischiamo di perdere quella umanità.
Quando il calcio diventa un rito inglobato dalla tv, cambia radicalmente in tutte le sue componenti - spettacolari, tecniche, tattiche. L'arbitro, rispetto agli spettatori (ben più numerosi di quelli che vanno ancora allo stadio), si trova in una evidente situazione di inferiorità visiva: non ha tutte le telecamere a disposizione. Di qui nasce la necessità di compensare con il Var questa disparità di punti di vista.
Ma cosa succede quando il Var interviene? L'arbitro, che aveva un punto di vista privilegiato, deve adattarsi a una visione bidimensionale e fuori contesto. La stessa azione, vista al Var, è rigore per il 99% dei casi perché la visione è soggetta a un tempo cronoscopico. Quello che il Var cancella è una parte della natura del calcio, che è sport di velocità, di gioco d'insieme, di libertà di movimento e contatto fisico.
In questo modo, il Var mina l'autostima dell'arbitro, lo fa sentire in una situazione d'inferiorità. L'arbitro, che una volta poteva esprimere la sua visione unica e precisa, ora deve accontentarsi di seguire le indicazioni del Var. È come se il Var stesse dicendo: "Non fidati dei tuoi sensi, affidati alle macchine".
Ma i varisti, parliamo anche loro? Non hanno spiegato ai lettori i fondamenti della comunicazione tele-visiva. Un esempio: se l'arbitro si trova a distanza corretta, il classico contatto in area è giudicabile solo da lui perché può vagliare il contesto in cui l'azione si svolge. La stessa azione, vista al Var, è rigore per il 99% dei casi... e questo è il problema.
Il Var non è solo un mezzo di assistenza, ma un sistema che sta cambiando la dinamica del calcio. E se i varisti non studiano come funziona la tele-visione, rischiano di perpetuare questo errore. Il calcio non può essere ridotto a una serie di macchinari e telecamere. È un sport che richiede umanità, empatia e comprensione. E se il Var continua a dominare, rischiamo di perdere quella umanità.