Un discorso inaugurale all'Università di Messina, uno dei maggiori centri universitari del nostro Paese, è stato presentato come "la lezione magistrale" del governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta. Ma il vero messaggio che emerge da queste riflessioni è un altro.
Panetta ha cercato di affrontare temi importanti come l'investimento nel futuro, la giovanezza, l'innovazione e il capitale umano, ma alla fine, rimane fedele a una visione tradizionale dell'economia e della politica che non sembra aver subito alcun cambiamento rispetto agli anni Sessanta. Il governatore si è limitato ad evidenziare problemi ben noti senza offrire nuove proposte concrete per innovazione e produttività.
La bassa produttività economica, un tema su cui il governo ha cercato di affrontare la questione con una serie di misure, rimane un problema ancora aperto. Ma Panetta non è passato ad esaminare le cause di questo declino economico senza alcuna spiegazione approfondita. La politica fiscale, cioè il debito pubblico e la politica, sono state presentate come gli elementi che hanno mantenuto i salari a galla negli ultimi anni.
Ma cosa è successo al governo? Si è cambiato l'opinione sul debito pubblico. Oggi è visto come un effetto positivo, mentre in passato era considerato una minaccia per la stabilità economica. Ma questi effetti sono solo temporanei e non possono essere definiti sostenibili.
Panetta ha anche segnalato che l'offerta di capitale umano è limitata, ma senza offrire alcuna soluzione. Il baricentro della ricerca di punta si sta spostando dal pubblico al privato, dove le gigantesche aziende private finanziamento alle ricerche e sviluppo. Questa privatizzazione delle spese per la ricerca è anomala e potremmo definirla una privatizzazione parassitaria perché bolso di risorse pubbliche.
Inoltre, il governatore ha notato che i salari in Italia sono rimasti ferme da un quarto di secolo. È vero che dal 2000, i salari hanno subito un picco con la crescita del reddito aggiuntivo degli studi, ma anche questo è diminuito nel tempo a causa dell'aumento della disponibilità della laurea.
Quindi cosa si può fare? Il governatore ha ricordato che la spesa per l'istruzione dovrebbe essere aumentata e gli individui dovrebbero accumulare più capitale umano. Ma questo richiamo non sembra essere stato sufficiente per rilanciare la produttività italiana, trattenere i giovani laureati e avvicinarsi alla frontiera dell'innovazione.
Panetta ha perso un'occasione per strigliare una classe politica che considera la spesa per l'istruzione come un costo piuttosto che come una risorsa produttiva. Senza nuove idee e proposte audaci, sarà difficile uscire dal circolo vizioso di scarsa innovazione e conseguente modesta produttività nel quale siamo intrappolati da decenni.
Panetta ha cercato di affrontare temi importanti come l'investimento nel futuro, la giovanezza, l'innovazione e il capitale umano, ma alla fine, rimane fedele a una visione tradizionale dell'economia e della politica che non sembra aver subito alcun cambiamento rispetto agli anni Sessanta. Il governatore si è limitato ad evidenziare problemi ben noti senza offrire nuove proposte concrete per innovazione e produttività.
La bassa produttività economica, un tema su cui il governo ha cercato di affrontare la questione con una serie di misure, rimane un problema ancora aperto. Ma Panetta non è passato ad esaminare le cause di questo declino economico senza alcuna spiegazione approfondita. La politica fiscale, cioè il debito pubblico e la politica, sono state presentate come gli elementi che hanno mantenuto i salari a galla negli ultimi anni.
Ma cosa è successo al governo? Si è cambiato l'opinione sul debito pubblico. Oggi è visto come un effetto positivo, mentre in passato era considerato una minaccia per la stabilità economica. Ma questi effetti sono solo temporanei e non possono essere definiti sostenibili.
Panetta ha anche segnalato che l'offerta di capitale umano è limitata, ma senza offrire alcuna soluzione. Il baricentro della ricerca di punta si sta spostando dal pubblico al privato, dove le gigantesche aziende private finanziamento alle ricerche e sviluppo. Questa privatizzazione delle spese per la ricerca è anomala e potremmo definirla una privatizzazione parassitaria perché bolso di risorse pubbliche.
Inoltre, il governatore ha notato che i salari in Italia sono rimasti ferme da un quarto di secolo. È vero che dal 2000, i salari hanno subito un picco con la crescita del reddito aggiuntivo degli studi, ma anche questo è diminuito nel tempo a causa dell'aumento della disponibilità della laurea.
Quindi cosa si può fare? Il governatore ha ricordato che la spesa per l'istruzione dovrebbe essere aumentata e gli individui dovrebbero accumulare più capitale umano. Ma questo richiamo non sembra essere stato sufficiente per rilanciare la produttività italiana, trattenere i giovani laureati e avvicinarsi alla frontiera dell'innovazione.
Panetta ha perso un'occasione per strigliare una classe politica che considera la spesa per l'istruzione come un costo piuttosto che come una risorsa produttiva. Senza nuove idee e proposte audaci, sarà difficile uscire dal circolo vizioso di scarsa innovazione e conseguente modesta produttività nel quale siamo intrappolati da decenni.