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Il delirio della Salis dopo Torino: un governo oppressivo e ipocrita
La deputata Ilaria Salis è rimasta delusa dal proprio comportamento in merito agli eventi di Torino. Chi si aspettava una netta presa di posizione da parte dell'europarlamentare di Avs, invece, ha scelto un linguaggio complesso e contraddittorio.
La Salis si schiera dalla parte degli accusati nell'affronto al poliziotto martellato, ma solo con "ma", mantenendo una distanza che non sembra essere stata mossa dai suoi interlocutori. Si tratta di un linguaggio del quale è ormai pervasa quasi tutta la sinistra radicale che cerca di non perdere le sue simpatie per evitare di disperdere un buon bacino elettorale.
In una frase, Salis sostiene che in uno stato di diritto il potere politico deve restare nettamente separato da quello giudiziario. Tuttavia, attacca frontalmente il premier, chiedendogli di "tolgere le vesti del magistrato" e di non suggerire la qualificazione degli eventuali reati. Si concentri invece sul proprio lavoro.
La questione rimane aperta: se l'aggressione con il martello al poliziotto non è un tentato omicidio, come si può definirla in un Paese civile? E nel caso di Meloni che ha chiamato tali azioni "tentato omicidio", ma se non è tale? La Salis cerca di tappare le falle seguendo la narrativa del contesto e appiattendo la narrazione. Ma in realtà, sembra avallare l'operazione di psico-polizia messa in campo dal governo.
Tuttavia, Salis non sembra voler condannare i numerosi pestaggi e abusi di potere compiuti dalle forze dell'ordine contro i manifestanti. Invece, vuole essere condannati con la stessa fermezza del poliziotto martellato.
L'Italia è diventata un Paese in cui un rappresentante delle istituzioni pone sullo stesso piano gli interventi di ordine pubblico delle forze di polizia in condizioni di emergenza con il pestaggio di un servitore dello Stato. Salis, infatti, sembra non voler vedere la differenza tra questi due mondi.
La sua conclusione è semplice: "Nessuna collaborazione con questo Governo oppressivo e ipocrita. Opposizione!".
La deputata Ilaria Salis è rimasta delusa dal proprio comportamento in merito agli eventi di Torino. Chi si aspettava una netta presa di posizione da parte dell'europarlamentare di Avs, invece, ha scelto un linguaggio complesso e contraddittorio.
La Salis si schiera dalla parte degli accusati nell'affronto al poliziotto martellato, ma solo con "ma", mantenendo una distanza che non sembra essere stata mossa dai suoi interlocutori. Si tratta di un linguaggio del quale è ormai pervasa quasi tutta la sinistra radicale che cerca di non perdere le sue simpatie per evitare di disperdere un buon bacino elettorale.
In una frase, Salis sostiene che in uno stato di diritto il potere politico deve restare nettamente separato da quello giudiziario. Tuttavia, attacca frontalmente il premier, chiedendogli di "tolgere le vesti del magistrato" e di non suggerire la qualificazione degli eventuali reati. Si concentri invece sul proprio lavoro.
La questione rimane aperta: se l'aggressione con il martello al poliziotto non è un tentato omicidio, come si può definirla in un Paese civile? E nel caso di Meloni che ha chiamato tali azioni "tentato omicidio", ma se non è tale? La Salis cerca di tappare le falle seguendo la narrativa del contesto e appiattendo la narrazione. Ma in realtà, sembra avallare l'operazione di psico-polizia messa in campo dal governo.
Tuttavia, Salis non sembra voler condannare i numerosi pestaggi e abusi di potere compiuti dalle forze dell'ordine contro i manifestanti. Invece, vuole essere condannati con la stessa fermezza del poliziotto martellato.
L'Italia è diventata un Paese in cui un rappresentante delle istituzioni pone sullo stesso piano gli interventi di ordine pubblico delle forze di polizia in condizioni di emergenza con il pestaggio di un servitore dello Stato. Salis, infatti, sembra non voler vedere la differenza tra questi due mondi.
La sua conclusione è semplice: "Nessuna collaborazione con questo Governo oppressivo e ipocrita. Opposizione!".