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Un teatro geniale e sregolato, un artista senza eredi. Carlo Cecchi, grande attore e commediante italiano, è scomparso ieri nella sua casa di Campagnano, a poche centinaia di metri dal Teatro Nazionale di Roma, luogo in cui ha diretto tanti spettacoli durante la sua carriera.
Con il suo stile genio e sregolatezza, Cecchi si è imposto come uno degli attori più rappresentativi del teatro all'italiana. Il suo talento era inestimabile, riuscendo a portare in scena opere di grandi autori come Shakespeare, Molière e Pirandello, ma anche lavori più contemporanei, come il racconto di Thomas Bernhard.
La sua carriera teatrale è stata una continua sperimentazione, spesso mettendo in luce la sua propria espressività, senza mai recidere le sue radici classiche. Da Cecov a Finale di partita di Samuel Beckett, passando per Majakovskij, Brecht e Buchner, ogni interprete ha trovato il suo modo di affrontare i testi.
Cecchi era un artista molto versatile, nonostante la sua natura un po' sregolata. Era un leader carismatico, capocomico del Granteatro, poi del Nicolini di Firenze, dove aveva creato il suo spazio, e che diventava un vero teatro per lui.
La sua collaborazione con la Shammah è stata particolarmente significativa, poiché la direttrice ha potuto mettere in luce le sue espressioni più profonde. In "La leggenda del santo Bevitore" Cecchi aveva dato vita a un personaggio solitario e disperato, che ogni sera si faceva sempre più radicale.
Il teatro è stato la sua casa, il suo spazio di espressione. E' un artista senza eredi, che non ha lasciato nessun traccia, solo opere memorabili che continueranno a farci riflettere e ridere.
Con il suo stile genio e sregolatezza, Cecchi si è imposto come uno degli attori più rappresentativi del teatro all'italiana. Il suo talento era inestimabile, riuscendo a portare in scena opere di grandi autori come Shakespeare, Molière e Pirandello, ma anche lavori più contemporanei, come il racconto di Thomas Bernhard.
La sua carriera teatrale è stata una continua sperimentazione, spesso mettendo in luce la sua propria espressività, senza mai recidere le sue radici classiche. Da Cecov a Finale di partita di Samuel Beckett, passando per Majakovskij, Brecht e Buchner, ogni interprete ha trovato il suo modo di affrontare i testi.
Cecchi era un artista molto versatile, nonostante la sua natura un po' sregolata. Era un leader carismatico, capocomico del Granteatro, poi del Nicolini di Firenze, dove aveva creato il suo spazio, e che diventava un vero teatro per lui.
La sua collaborazione con la Shammah è stata particolarmente significativa, poiché la direttrice ha potuto mettere in luce le sue espressioni più profonde. In "La leggenda del santo Bevitore" Cecchi aveva dato vita a un personaggio solitario e disperato, che ogni sera si faceva sempre più radicale.
Il teatro è stato la sua casa, il suo spazio di espressione. E' un artista senza eredi, che non ha lasciato nessun traccia, solo opere memorabili che continueranno a farci riflettere e ridere.